A Bagnoli il 1 maggio dei movimenti: “Napoli città ribelle, bugiardo chi parla di crisi finita”

Presentata la manifestazione promossa da comitati e centri sociali: “Il giorno della visita di Renzi costruita un’opposizione alle politiche del governo. Le classi subalterne pagano ancora questo modello di sviluppo che favorisce speculazioni e profitti di pochi”

Il messaggio è: non credete alla stampa asservita, la crisi non è finita e chi sta pagando sono “le classi subalterne”. E’ l’incipit del 1 maggio di lotta a Bagnoli. A Bagnoli tutto comincia e tutto finisce. E’ un simbolo, nel pieno di un rapace commissariamento del governo. Movimenti e centri sociali promuovono il corteo nel giorno della festa del lavoro. Una beffa, più che una data da celebrare, nella terra dei precari. La manifestazione, con inizio alle 16, è organizzata da Laboratorio Politico Iskra , Bancarotta Bagnoli – Lido Pola, Zero81, Scacco Matto, Mensa Occupata, Disoccupati 7 Novembre. E altre adesioni stanno arrivando. “Oggi, se mai ce ne fosse stato bisogno – spiegano gli organizzatori – abbiamo la conferma che gli interessi di cui si è fatto carico Renzi non sono di certo quelli delle classi subalterne che hanno pagato la crisi in questi anni. Questa conferma ci è data oltre che dagli scandali recenti, Eni e Banca Etruria, e gli ultimi dati Istat che confermano che l’occupazione, con il Jobs Act, non è affatto aumentata, anzi si è resa indeterminata la precarietà lavorativa, il governo sembra attraversare la prima fase di crisi”.  I movimenti ribadiscono che la manifestazione dello scorso 6 aprile, con la visita del premier in città e gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, è riuscita a “costruire un momento di opposizione complessiva al governo Renzi e alle politiche dell’austerità imposte dall’Unione Europea”. E avvertono: “Purtroppo per loro Napoli è città e ribelle: in questi anni si è dimostrata l’avamposto per l’opposizione sociale alle politiche antipopolari del governo”. La piattaforma è ancora quella: “Un modello di sviluppo alternativo alle speculazioni e ai profitti di pochi e che guardi agli interessi e bisogni collettivi”. Le parole d’ordine sono “conflitto e mobilitazione sociale” per liberare la città “dai poteri forti che ne hanno bloccato lo sviluppo di quest’area e la bonifica”.

(Foto Francesco Bassini)

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest