Il ministro israeliano calpesta ogni regola civile e trasforma la privazione dei diritti umani in uno show propagandistico da sciacallo
La visita di una delegazione nelle celle del carcere di Damon, nel nord di Israele, ha fatto emergere una situazione drammatica per le detenute palestinesi. Le condizioni di detenzione descritte dipingono un quadro di totale privazione dei diritti fondamentali: totale assenza di privacy, cure mediche ridotte al lumicino e un’igiene compromessa da divieti paradossali, come l’impossibilità di cambiare la biancheria intima per tre giorni consecutivi. Una violazione palese dei minimi standard umanitari internazionali, che dovrebbe imporre un sussulto di responsabilità istituzionale.
Invece di accogliere le segnalazioni per verificare le responsabilità, la risposta è arrivata direttamente dai vertici politici. Il ministro della Sicurezza nazionale, l’ultranazionalista Itamar Ben Gvir, ha scelto la strada della gogna mediatica e della derisione pubblica. Attraverso un video pubblicato sul social network X, il ministro ha liquidato le denunce come un inaccettabile “pianto”, rivendicando con orgoglio la linea dura: “Sono finiti i campi estivi – ha dichiarato – continuerò a guidare una politica del minimo del minimo!”. Un’uscita cinica, giustificata strumentalmente con il doloroso paragone con la sorte degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas.
Questo atteggiamento evidenzia un comportamento gravissimo. Trasformare la vendetta e l’umiliazione sistematica in un vanto politico. Negare i beni essenziali e l’assistenza sanitaria non rappresenta una misura di sicurezza, ma un affronto alla dignità umana che travalica i confini della legalità democratica. Le prigioni trasformate in teatri di propaganda populista. Un atto criminale.
