Duro scontro sul cambio alla conduzione. Sindacati e società civile mobilitati per fermare ogni bavaglio all’informazione d’inchiesta
La scossa tellurica che sta attraversando la redazione di Report non accenna a placarsi. All’indomani del siluramento di Sigfrido Ranucci dalla guida della storica trasmissione d’inchiesta di Rai3 — sostituito in un blitz unilaterale da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi —, la risposta della squadra non si è fatta attendere. L’assemblea dei giornalisti interni ha proclamato senza esitazioni lo stato di agitazione, aprendo ufficialmente alla prospettiva dello sciopero e confermando che il team investigativo è pronto a fare un passo indietro pur di difendere l’identità del programma.
La spaccatura tra la base redazionale e i vertici di Viale Mazzini si è consumata su un terreno scivoloso, fatto di nomine calate dall’alto e di metodi definiti opachi. L’azienda ha scelto di comunicare la staffetta direttamente alle agenzie di stampa, saltando a piè pari il confronto con chi ogni giorno costruisce il palinsesto del martedì sera. Una mossa che i giornalisti interni bollano senza mezzi termini come un’interferenza esterna: «Non siamo disposti, in alcun modo, ad accettare imposizioni calate dall’alto che, non rispondendo a questi criteri, sono ascrivibili a una matrice puramente politica che snatura totalmente la vocazione e il Dna del programma», tuona il documento approvato all’unanimità dall’assemblea.
A stringersi attorno alla redazione è intervenuto anche il Cdr Approfondimento Rai, che ha fatto proprie le rivendicazioni degli inviati pronti alle dimissioni di massa, chiedendo ai sindacati Usigrai e Fnsi di mobilitare tutte le forze in campo. Il cuore del problema, denunciano i redattori, non risiede in un semplice avvicendamento di palinsesto, bensì nella tutela di un presidio d’indagine scomodo, capace negli anni di scalfire i poteri forti nel rispetto dei più alti valori repubblicani.
PRESIDIO IN DIFESA DI REPORT A NAPOLI Il fronte della società civile si mobilita per rispondere all’attacco contro il giornalismo d’inchiesta. Articolo21, insieme a Imbavagliati – Festival Internazionale di Giornalismo Civile, FreedAssangeNapoli e Rete No Bavaglio, ha convocato una mobilitazione pubblica a Napoli. L’appuntamento è fissato per sabato 5 settembre alle ore 12:00, davanti alla sede della Rai. Durante l’iniziativa si terrà un gesto simbolico collettivo: una X di scotch rosso sulla bocca, emblema di un’informazione che non intende sottostare ad alcuna censura o bavaglio.
Gli organizzatori dell’appuntamento partenopeo sottolineano come la rimozione di Ranucci si collochi in un momento particolarmente delicato, coincidente con la piena applicazione dell’European Media Freedom Act, il regolamento dell’Unione Europea nato proprio per blindare l’indipendenza e il pluralismo dei media continentali di fronte alle pressioni governative.
«Il diritto dei giornalisti a fare domande scomode corrisponde al diritto di tutti noi a conoscere le risposte», ricordano i promotori della protesta. Napoli, città che storicamente custodisce la memoria di chi ha pagato a caro prezzo la ricerca della verità e il racconto delle zone d’ombra del potere, si prepara a levare la voce. Perché un servizio pubblico indipendente non può esistere senza l’autonomia di chi lo abita e lo difende ogni giorno sul campo.
Ciro Crescentini

