Usa, Comey al Senato: “Mosca ha interferito sul voto, Trump mente su di me”

L’ex direttore Fbi: “L’amministrazione allora ha scelto di diffamare me e, soprattutto, l’Fbi dicendo che l’organizzazione era allo sbando. Quelle erano bugie, chiaro e semplice. Ma il presidente non era indagato. Nessun dubbio che la Russia sia dietro alle operazioni di hackeraggio”. L’avvocato del presidente americano: “Mai fatte pressioni su di lui, per le rivelazioni alla stampa Comey rischia l’incriminazione”

“Trump ha mentito su di me”. E ancora: “Mosca ha interferito sul voto americano”. L’ex direttore dell’Fbi, James Comey, nell’audizione in Senato alla Commissione Intelligence dichiara che il presidente Donald Trump e i membri della sua amministrazione hanno mentito e lo hanno diffamato dopo il suo licenziamento lo scorso mese. “L’amministrazione allora ha scelto di diffamare me e, soprattutto, l’Fbi – dice Comey – dicendo che l’organizzazione era allo sbando. Quelle erano bugie, chiaro e semplice”. E inoltre, per l’ex capo del bureau “nessun dubbio” sul fatto che la Russia sia dietro alle operazioni di hackeraggio avvenute durante le elezioni statunitensi del 2016. Comey chiarisce che Trump non era sotto inchiesta al momento in cui lui fu licenziato dal suo incarico, il 9 maggio scorso. E precisa che né Trump né il ministro della Giustizia Jeff Sessions gli chiesero di fermare l’inchiesta sul Russiagate, ma solo di “lasciar andare” su Michael Flynn. Trump, dunque, “non ha espressamente chiesto” di far cadere le indagini dell’Fbi, ma ha detto di “sperare” che Comey “lasciasse correre”. Parole interpretate da Comey “come una direzione” da seguire.

Comey spiega di essere rimasto “sorpreso” e “innervosito” quando, in un incontro a gennaio, il presidente gli chiese se volesse rimanere a capo dell’Agenzia, come se “volesse ottenere qualcosa in cambio della mia richiesta di restare in carica”. L’ex direttore ammette di aver passato a un amico, giornalista del New York Times, alcune informazioni sui loro incontri. E aggiunge di aver iniziato ad annotare le sue conversazioni con Trump, perché era “preoccupato che potesse mentire sulla natura dei nostri incontri”. “Spero – chiosa – che ci siano davvero le registrazioni”.

 

LA CASA BIANCA: “TRUMP NON E’ UN BUGIARDO” – Al termine della deposizione di Comey si registrano le reazioni della cerchia di Trump. “Donald Trump non ha mai chiesto lealtà a James Comey, né fatto pressioni nei suoi confronti – dichiara l’avvocato personale del presidente, Marc Kasowitz – Non ha mai suggerito all’Fbi di mettere fine alle indagini su qualcuno”. Kasowitz accusa Comey di aver diffuso informazioni “confidenziali”, riguardo ai colloqui con il presidente, senza autorizzazione, spiegando che per questo motivo potrebbe anche essere indagato.  La portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, respinge le accuse avanzate dall’ex direttore dell’Fbi: Trump “non è un bugiardo”.

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