Università e ricerca dimenticate nella legge di bilancio

Le promesse in campagna elettorale non si traducono in fatti, anzi il quadro sembra peggiorare rispetto al passato

Come gli scarni se non inesistenti “paragrafi”nel Def su Università e Ricerca facevano temere, nella legge di bilancio non c’è davvero niente per questi settori strategici per un paese moderno.
Niente riguardo lo sblocco completo e definitivo degli scatti di professori e ricercatori universitari; niente riguardo lo stanziamento di fondi straordinari per concorsi di prima e seconda fascia (con la protesta di giugno-luglio, professori e ricercatori  avevano chiesto che si finanziassero 4000 posti di ordinario e 6000 di associato); pochissimo per concorsi per rtdb (1000 posizioni rispetto alle 4000 richieste); niente per il diritto allo studio (aumento fondi per le borse di studio per studenti meritevoli “privi di mezzi”); niente  sull’eliminazione dei vincoli alle assunzioni nelle università; niente  riguardo la semplificazione amministrativa.
Tutte questioni che nei mesi precedenti vari esponenti del governo avevano sbandierato ai quattro venti, con promettenti enunciazioni di principio che avevano acceso speranze ed aspettative.
Al contrario con l’art. 78 della legge di bilancio riguardante il fabbisogno finanziario delle università  (di fatto la disponibilità di cassa degli atenei), si introduce di fatto un netto peggioramento rispetto al passato:

– riduzione del tasso di crescita annuo del fabbisogno, che dal 3% automatico viene agganciato al tasso di crescita reale del pil;
– passaggio di poteri dal parlamento al ministero dell’economia e delle finanze, che dal 2021 potrà definire il tasso di crescita del fabbisogno anche a valori inferiori a quelli della crescita effettiva del pil;
– ulteriore discriminazione, di fatto,  per gli atenei del mezzogiorno
La “eversiva” richiesta regionalizzazione di scuola e università da parte di Veneto e Lombardia, con tanto di finanziamenti legati alle entrate fiscali regionali, infine, darà un ulteriore tremendo colpo alla autonomia, addirittura alla sopravvivenza,  di tanti atenei del sud italia.
Il governo del cambiamento mostra la sua vera faccia: non cambia proprio niente, non mantiene impegni presi in campagna elettorale, non mantiene “promesse” fatte a professori e studenti in fase di preparazione del Def; peggiora in alcuni casi situazioni già precarie.

Giuliano Laccetti

(Responsabile regionale Università Scuola Cultura Art UNO-MDP Campania)

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