Si tratta una tregua in Ucraina. Mosca boccia l’Italia come sede del vertice: “troppo allineata”
Un vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump potrebbe tenersi alla fine della prossima settimana, secondo quanto riportato dall’agenzia russa Tass. Una fonte interna, citata senza ulteriori dettagli, ha confermato che “l’incontro è possibile alla fine della prossima settimana”. E se le indiscrezioni saranno confermate, potrebbe trattarsi del passaggio più concreto verso una tregua – o un congelamento – del conflitto ucraino, con la benedizione (e la regia) diretta di Washington e Mosca.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, il piano in discussione prevederebbe uno stop alle ostilità e il riconoscimento, di fatto, delle attuali linee del fronte, permettendo alla Russia di mantenere il controllo dei territori conquistati, tra cui Crimea, Donbass e parte delle regioni meridionali di Kherson e Zaporizhzhia. Un compromesso che segnerebbe un radicale cambio di passo rispetto alla retorica delle “vittorie sul campo” portata avanti per mesi dalle cancellerie europee, Italia compresa.
Finora, l’Unione Europea e il governo italiano non hanno espresso alcuna posizione ufficiale. Nessuna dichiarazione, nessun commento, nessuna presa di distanza o apertura. Un silenzio che pesa, soprattutto alla luce delle promesse fatte fino a pochi mesi fa da Roma e Bruxelles: sostenere Kiev “fino alla vittoria”, fornire armi “finché sarà necessario”, puntare a un ritiro completo delle truppe russe.
Intanto, sul tavolo del possibile summit rimangono molte incognite. La sede dell’incontro non è ancora stata decisa. Donald Trump avrebbe sondato la disponibilità della premier Giorgia Meloni a ospitare il faccia a faccia a Roma. La risposta, secondo quanto trapela da fonti diplomatiche, sarebbe stata positiva. Ma il Cremlino ha posto il veto, giudicando l’Italia troppo vicina alla posizione di Kiev. Fox News, la prima a lanciare l’ipotesi di Roma, ha poi indicato tra le opzioni Ungheria, Svizzera ed Emirati Arabi Uniti. Quest’ultima sarebbe anche gradita da Mosca, come accennato da Putin in recenti dichiarazioni.
Secondo fonti diplomatiche, Trump starebbe cercando il via libera di Kiev e dei principali alleati europei, tra cui Francia, Germania e Regno Unito. Zelensky, da parte sua, si sarebbe detto favorevole a discutere l’ipotesi di un cessate il fuoco, pur mantenendo – almeno ufficialmente – una posizione di prudenza. Lo ha confermato anche il premier polacco Donald Tusk, che dopo un lungo colloquio con Zelensky ha dichiarato: “Ci sono segnali che indicano che un congelamento del conflitto è forse più vicino che lontano”.
Il nodo più controverso resta quello dei territori contesi: Mosca chiede non solo il riconoscimento della Crimea, ma anche la cessione definitiva di Donetsk e Lugansk. In cambio, la Russia si impegnerebbe a interrompere l’avanzata nelle regioni meridionali. Ma sul tavolo ci sono anche altre questioni delicate: la neutralità dell’Ucraina (che significherebbe la rinuncia all’ingresso nella NATO), garanzie di sicurezza per Kiev, e la possibile revoca delle sanzioni occidentali, compreso il destino dei circa 300 miliardi di dollari russi congelati nelle banche internazionali.
Nel frattempo, Putin continua i colloqui con i suoi principali partner. Il presidente russo ha parlato telefonicamente con Xi Jinping, che si è detto favorevole a una “soluzione a lungo termine della crisi”. Anche l’India e la Bielorussia sono state coinvolte nei colloqui.
Donald Trump, dal canto suo, mantiene il profilo basso. Il suo ultimatum a Putin per chiudere il conflitto sarebbe già scaduto, ma ha evitato di rilanciare pubblicamente. Alla domanda se intenda varare nuove sanzioni contro la Russia, l’ex presidente ha risposto: “Dipenderà da Putin. Vedremo cosa dirà”.
La sensazione è che si stia preparando una svolta, potenzialmente storica, al di fuori del perimetro europeo. E che Stati Uniti e Russia stiano cercando una via d’uscita negoziata – o almeno un congelamento – che non coinvolge realmente gli altri attori, se non a cose fatte. E l’Europa? E l’Italia? Per ora, tacciono.
Red
