Studenti, lavoratori, docenti e agricoltori sfilano da piazza Castello verso piazza Vittorio Veneto. Nel mirino le politiche del governo Meloni e l’aumento delle spese militari
Torino torna a far sentire la propria voce. Oggi, 7 novembre, migliaia di persone hanno attraversato le strade della città per gridare il proprio dissenso contro il carovita, le disuguaglianze sociali e l’aumento delle spese militari. Un corteo combattivo e partecipato, partito intorno alle 16 da piazza Castello e diretto verso via Po e piazza Vittorio Veneto.
In strada studenti, lavoratori, insegnanti e agricoltori, uniti dalla consapevolezza che il peso di una crisi costruita sulle spalle dei più deboli non può continuare a essere scaricato sulle stesse persone. Ad aprire la manifestazione un trattore degli Agricoltori Autonomi Italiani, simbolo di un mondo produttivo sempre più schiacciato dai costi e dall’assenza di risposte concrete.
Dietro, uno striscione che riassume la rabbia e le rivendicazioni della giornata: «No al carovita, vogliamo dignità. Cacciate fuori i soldi». Una richiesta chiara a chi governa: le risorse esistono, ma bisogna scegliere a chi destinarle.
I cori contro Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno accompagnato il percorso, trasformando la protesta in una contestazione politica delle scelte del governo. Perché mentre famiglie e lavoratori faticano ad arrivare alla fine del mese, si continuano a finanziare politiche di riarmo.
La piazza di Torino ha ricordato che la dignità non è una concessione, ma un diritto. E che davanti alla precarietà, alla povertà e alla guerra, organizzarsi e lottare insieme resta una necessità collettiva.
Ciro Crescentini
