Sessanta vittime in Campania nei primi nove mesi del 2026 secondo l’Osservatorio Vega. Intanto si annunciano nuovi tavoli e programmi fino al 2030: chiediamo al sindacato di rendere pubblici controlli, denunce e risultati concreti.
Alla Stazione Marittima di Salerno la Filca-Cisl Campania ha presentato il «Patto sociale per i cantieri della Campania»: un piano delle opere fino al 2030, un fondo per i piccoli Comuni, edilizia sociale, sicurezza sismica, limiti ai subappalti e un tavolo regionale permanente. A sostenere l’iniziativa anche il segretario generale nazionale Ottavio De Luca, che l’ha ricondotta alle strategie della Filca nazionale e al Patto sociale della Cisl.
Proposte certamente che rischiano di restare l’ennesimo esercizio di buone intenzioni se non vengono accompagnate da risorse, scadenze, responsabilità e risultati verificabili. Perché di patti, protocolli e tavoli istituzionali si parla da anni, mentre la condizione di tanti lavoratori continua a essere profondamente problematica. Il carovita erode gli stipendi, gli affitti diventano sempre meno sostenibili, i salari non garantiscono una vita dignitosa e la precarietà continua a condizionare migliaia di famiglie.
Nei cantieri, intanto, si continua a morire. Nei primi nove mesi del 2026 l’INAIL ha registrato 589 decessi in occasione di lavoro in Italia, contro i 570 dello stesso periodo del 2025. Secondo l’Osservatorio Vega, con una diversa rilevazione che comprende anche gli incidenti in itinere, le vittime complessive sono 823. In Campania i morti in occasione di lavoro sono 60, contro 55 nell’anno precedente. Di fronte a questi numeri, parlare genericamente di sicurezza non basta. Occorrono controlli effettivi, prevenzione, denunce e una presenza sindacale concreta nei luoghi di lavoro. Quante segnalazioni vengono presentate all’Ispettorato del Lavoro? Quanti cantieri vengono monitorati? Quante irregolarità vengono denunciate?
C’è poi una questione politica che merita attenzione: il rapporto della Cisl nazionale con il Governo Meloni. Il dialogo istituzionale è legittimo, ma non può trasformarsi in un atteggiamento accomodante né indebolire l’autonomia sindacale. Il rischio di una crescente subalternità politica e culturale all’impostazione dell’esecutivo deve essere discusso apertamente. Un sindacato deve saper dialogare con chi governa, ma soprattutto deve conservare la libertà e il coraggio di contestarlo quando le politiche adottate non tutelano adeguatamente i lavoratori.
Prima di lanciare un altro patto, sarebbe quindi opportuno che la Filca-Cisl rendesse pubblici alcuni dati fondamentali: quante segnalazioni sono state presentate agli Ispettorati del Lavoro e agli organi di vigilanza negli ultimi tre anni? Quanti cantieri sono stati effettivamente monitorati e quante irregolarità denunciate? Quante vertenze sono state aperte per salari, contratti, sicurezza e lavoro nero? Quali risultati concreti sono stati ottenuti attraverso i precedenti protocolli e accordi istituzionali?
Non servono altre dichiarazioni generiche, ma numeri, documenti e risultati verificabili. Un tavolo permanente senza obiettivi precisi rischia di diventare l’ennesimo luogo di confronto senza conseguenze. Un patto senza finanziamenti certi e impegni vincolanti rischia di essere soltanto aria fritta.
La Campania non ha bisogno di un sindacato impegnato soprattutto a organizzare convegni e consolidare relazioni istituzionali. Ha bisogno di un’organizzazione capace di stare nei cantieri, denunciare le violazioni, aprire vertenze e conquistare diritti. Perché il sindacato non può limitarsi a essere il notaio delle promesse della politica. Deve essere il soggetto che controlla, incalza, denuncia e, quando necessario, si oppone anche al Governo.
I lavoratori non hanno bisogno dell’ennesimo patto da presentare in una sala congressi. Hanno bisogno di salari dignitosi, sicurezza, controlli e diritti esigibili. Il resto, senza fatti, è soltanto retorica sindacale.
Ciro Crescentini
