Taranto, la Cgil utilizza il Jobs Act e licenzia: vittima una dipendente di 56 anni

La lettera di licenziamento somiglia alle note-standard redatte dai consulenti della Confindustria

La Cgil si mobilita, scende in piazza e si scaglia contro l’autoritarismo del governo giallo-verde, i metodi reazionari di Matteo Salvini,  rivendica diritti, chiede il ripristino dell’articolo 18 dello Statuto e la cancellazione del Jobs Act, propone una carta dei diritti ma licenzia una sua dipendente come un padrone delle ferriere utilizzando proprio il Jobs Act, la legge approvata dal governo Renzi. E’ accaduto a Taranto. La vittima Iginia Roberti, 56 anni, dipendente della Fillea, il sindacato degli edili della Cgil. Iginia, separata con un figlio disoccupato, dopo 35 anni di lavoro è stata buttata sul lastrico. Licenziata dopo mesi di isolamento. Ancora una volta emerge la solita doppia morale, la solita ipocrisia. La logica del “predicare bene e del razzolare male”.

Il tono della lettera di licenziamento è “confindustriale”, somiglia alle note-standard redatte dai consulenti e dai “responsabili delle risorse umane” per conto dei padroni delle ferriere o delle multinazionali. Un linguaggio violento. Un comportamento violento nei confronti di una donna. Significativo il passaggio: La invitiamo, inoltre, a riconsegnarci entro le prossime 24 ore tutte le chiavi in suo possesso”.

“Siamo spiacenti di doverle comunicare con la presente il suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo in conseguenza della crisi economica che ci ha colpito, con conseguente calo degli iscritti e dei relativi contributi sindacali, ed al cui esito si è reso necessario procedere alla riorganizzazione lavorativa interna ed all’ineludibile contenimento dei costi, con conseguente esubero di personale dipendente. Pertanto ci siamo visti costretti a sopprimere la posizione lavorativa cui lei risultava addetta, non essendo peraltro possibile individuare altra mansione, anche di natura inferiore, cui adibirla all’interno della nostra organizzazione e ciò anche in ragione della limitatezza della nostra struttura territoriale. Il licenziamento ha peraltro effetto immediato, dispensandola dal preavviso che le verrà regolarmente retribuito così come previsto dal Regolamento CGIL. La invitiamo, inoltre, a riconsegnarci entro le prossime 24 ore tutte le chiavi in suo possesso”.

Linguaggio freddo. Sostanziale indifferenza nei confronti di una lavoratrice che per 35 anni ha affidato la sua vita all’organizzazione sindacale.  Iginia non ha alcuna intenzione di mollare nel difendere i suoi diritti e la sua dignità. Ancora una volta finisce nell’occhio del ciclone la Fillea, il sindacato dei lavoratori edili della Cgil. Organizzazione che già in passato si è caratterizzata per licenziamenti ingiustificati incassando pesanti sconfitte in Tribunale. 

 

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