Swg fotografa un pareggio quasi perfetto sulla riforma della giustizia a poche settimane dal voto del 22 e 23 marzo
Il confronto sul referendum sulla riforma della giustizia entra nella sua fase più delicata. Le ultime rilevazioni fotograficano uno scenario tutt’altro che definito, in cui nessuno dei due fronti può dirsi in vantaggio. Secondo il sondaggio realizzato da Swg per TgLa7, il Paese appare spaccato quasi a metà: il 38% degli intervistati si orienta verso il Sì, mentre il 37% propende per il No. Una distanza minima, che rende la partita apertissima.
A pesare sull’esito finale è soprattutto l’ampia area di chi non ha ancora scelto. Un elettore su quattro (25%) si dichiara indeciso, una quota che potrebbe rivelarsi determinante nelle giornate di voto previste per sabato 22 e domenica 23 marzo. A rendere il quadro ancora più interessante è il dato sull’affluenza potenziale: solo tra il 46% e il 50% degli aventi diritto afferma di essere certo di recarsi alle urne. Va però ricordato che, trattandosi di un referendum confermativo, non è richiesto alcun quorum per la validità del risultato.
Il sondaggio Swg si inserisce in una tendenza ormai consolidata. Già a fine gennaio Ixé parlava di un vero e proprio pareggio tecnico, mentre le rilevazioni più recenti hanno ristretto il margine tra i due schieramenti a pochi punti percentuali, oscillando tra i 2 e i 4. Anche Porta a Porta ha rivisto al ribasso le proprie stime, indicando oggi uno scarto di circa 5 punti, contro un vantaggio triplo ipotizzato solo un mese fa.
Parallelamente, Swg ha misurato anche gli equilibri politici nazionali nell’ipotesi di elezioni politiche anticipate. Il dato più rilevante riguarda l’ingresso sulla scena di Futuro Nazionale, il nuovo soggetto politico fondato dall’ex vicesegretario della Lega Roberto Vannacci. Alla sua prima rilevazione, il partito viene accreditato di un 3,3%, superando Azione (3,1%) e Italia Viva (2,2%).
L’ascesa della nuova formazione sembra incidere soprattutto sui partiti di maggioranza. Fratelli d’Italia, pur restando saldamente primo con il 30,1%, registra una flessione superiore al punto percentuale. In calo anche la Lega, che scende al 6,6%. I dati suggeriscono che una parte dell’elettorato di entrambi i partiti abbia guardato con interesse alla proposta di Vannacci.
Segnali di arretramento arrivano anche dal fronte dell’opposizione. Il Partito Democratico viene stimato al 22,2%, mentre il Movimento 5 Stelle cala all’11,7%. All’interno del centrodestra, invece, Forza Italia mostra una dinamica positiva, salendo all’8,4%. Rimane stabile l’alleanza Verdi e Sinistra, ferma al 6,4%.
Tra le forze minori, +Europa cresce leggermente fino all’1,5%, mentre si riduce ulteriormente la percentuale attribuita alle altre liste, segno di una progressiva concentrazione del consenso.
Nel complesso, il quadro restituisce l’immagine di un sistema politico in movimento e di un referendum che, numeri alla mano, resta più che mai incerto. Le prossime settimane e la scelta degli indecisi saranno decisive.
Alma
