suicidio forse legato agli esami universitari
I carabinieri di Somma Vesuviana (provincia di Napoli) intorno alle 18, a Santa Maria Castello hanno rinvenuto il corpo di Diana Biondi, la studentessa di 27 anni di cui si erano perse da alcuni giorni le tracce. Il padre della ragazza, lunedì sera, aveva denunciato ai carabinieri la scomparsa della figlia.
Secondo gli inquirenti l’ipotesi più verosimile è che la giovane si sia lanciata nel vuoto perdendo la vita sul colpo.
Diana Biondi era iscritta a Lettere Moderne all’Università Federico II di Napoli. In molti sostengono che il suicidio sia legato agli esami universitari. Diana aveva sostenuto pochi esami mentre ai genitori risultava che era ad un passo dalla laurea e sembra che stessero anche preparando la festa per la laurea.
Al momento della scomparsa, la ragazza era uscita di casa per andare nella struttura universitaria, e non è più tornata. La sua morte risale probabilmente al giorno del non ritorno in casa. Numerosi gli appelli postati da amici e parenti sui social per rendere possibile il ritrovamento.
“E’ il momento dell’affetto, del raccoglimento. Il mio appello è a tutta la comunità di Somma Vesuviana affinché si stringa attorno alla famiglia di Diana. Lasciamo agli inquirenti la ricostruzione della dinamica degli eventi. Io come sindaco, farò tutto quanto è nelle mie possibilità per far sentire alla famiglia di Diana affetto e vicinanza. Non lasciamoci andare a considerazioni e a giudizi, ma raccogliamoci con il cuore e dimostriamo il nostro essere comunità”. Queste le parole di Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana.
Un’altra studentessa si è tolta la vita. Un’altra studentessa che, forse, si vergognava di dire ai genitori che aveva fatto pochi esami all’università. Un’altra vicenda che è il ritratto di una generazione condannata a soddisfare le aspettative sempre più alte di una società individualista e perfezionista. Il modello economico-sociale basato sul merito va messo in discussione. Non è pensabile che l’unico fine sia primeggiare su tutto e tutti. Tra i giovani c’è chi si considera solo un riflesso del proprio studio o della propria professione. Il fallimento è parte della vita, è umano, non è un qualcosa da nascondere. E’ esperienza da valorizzare culturalmente. Le persone vanno aiutate ad elaborare i propri insuccessi per imparare qualcosa di nuovo. L’ossessione dell’esame perfetto e della vittoria a ogni costo non sono modelli sostenibili e morire per una manciata di crediti non è accettabile.
CiCre
