Manifestazione di supporto alla Repubblica Bolivariana contro le provocazioni e le sanzioni degli Stati Uniti
L’aggressione imperialista degli Stati Uniti contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela è giunta a un punto di intensificazione mai visto prima. Da due mesi, Washington ha dispiegato ingenti forze militari nei Caraibi con il pretesto della lotta contro il narcotraffico, ma la realtà è ben diversa: l’obiettivo è minare la sovranità venezuelana e ripristinare il controllo imperialista sulla regione. Un’ulteriore escalation sta prendendo piede, con l’invio della portaerei USS Gerald Ford nei Caraibi e la minaccia di attacchi diretti a porti e aeroporti venezuelani.
Non è un segreto che gli Stati Uniti abbiano raddoppiato la “taglia” sul presidente Nicolás Maduro, offrendo 50 milioni di dollari per la sua cattura, mentre altri alti funzionari venezuelani sono ora nel mirino con taglie di 25 milioni di dollari. Ma queste misure sono solo la punta dell’iceberg. Le azioni più gravi sono quelle che si svolgono in sordina, come le operazioni “sotto copertura” autorizzate dalla CIA, che potrebbero trasformarsi in operazioni false flag per creare un casus belli e giustificare un’escalation militare.
Una guerra mascherata da lotta al narcotraffico
Le accuse di narcotraffico rivolte a Maduro e ai suoi alleati, come i presidenti della Colombia e altri leader della regione, sono prive di fondamento e servono solo a legittimare una guerra che ha radici ben più profonde. Non si tratta di una lotta contro il crimine, ma di un tentativo di mantenere il dominio delle risorse naturali e politiche dell’America Latina, che negli ultimi decenni ha visto un’inversione di rotta nei confronti degli Stati Uniti e delle politiche neoliberiste.
L’invio della USS Gerald Ford, il fiore all’occhiello della marina statunitense, è una chiara dimostrazione di questa strategia imperialista. La presenza militare statunitense nei Caraibi, a pochi passi dalle coste venezuelane, non è solo un segno di intimidazione, ma anche un’azione preparatoria che prelude a un’ulteriore destabilizzazione della regione. È evidente che gli Stati Uniti intendano riprendere il controllo dell’area, la cui importanza geopolitica ed economica non è mai stata dimenticata da Washington, nonostante i tentativi di indipendenza delle nazioni latinoamericane.
Le operazioni illegali e la violazione dei diritti umani
Nel corso di queste settimane, gli Stati Uniti hanno intensificato anche gli attacchi extragiudiziali, colpendo imbarcazioni venezuelane e colombiane nelle acque del Caribe e del Pacifico. Questi attacchi, che hanno causato morti e danni materiali, sono la dimostrazione tangibile della brutalità delle operazioni militari statunitensi. Le vittime di questi attacchi sono spesso pescatori e civili innocenti, colpiti nel nome di una “guerra al narcotraffico” che, di fatto, ha solo lo scopo di distruggere le economie indipendenti e sovrane di Venezuela e Colombia.
La vera natura di queste operazioni è rivelata dal fatto che, a fronte di una totale mancanza di prove concrete, Washington ha optato per la violazione dei principi internazionali di giustizia, con attacchi “extragiudiziali” contro obiettivi civili. Il risultato è un’escalation che non solo mina la stabilità della regione, ma mette in pericolo le vite di migliaia di persone.
La resistenza del Venezuela: sovranità, giustizia sociale e pace
In questa situazione di estrema tensione, il Venezuela non si piega. Nonostante le difficoltà interne, dovute alle sanzioni economiche, alla guerra mediatica e agli attacchi militari, il paese continua a mantenere alta la sua bandiera di resistenza contro l’imperialismo. La Rivoluzione Bolivariana, che ha portato avanti un progetto di giustizia sociale per il popolo venezuelano, rappresenta oggi un faro di indipendenza in una regione che continua ad essere il teatro di aggressioni imperialiste.
Dal 2018 in poi, con l’intensificazione delle sanzioni e delle minacce di intervento diretto, il Venezuela ha continuato a difendere la propria sovranità, resistendo con determinazione alle pressioni esterne e alla manipolazione internazionale. Le politiche sociali messe in campo dal governo di Nicolás Maduro — come la sanità universale, l’educazione gratuita e la lotta alla povertà — sono viste come una sfida diretta alle politiche neoliberiste promosse da Washington e dai suoi alleati. Inoltre, la solidarietà attiva del Venezuela con i popoli oppressi del Sud Globale, tra cui la causa palestinese e quella dei lavoratori, ne ha fatto un simbolo di resistenza contro l’imperialismo.
Solidarietà internazionale con il Venezuela: un presidio contro l’aggressione imperialista
Mentre le forze imperialiste continuano a minacciare la stabilità della regione, è fondamentale rafforzare la solidarietà internazionale con il popolo venezuelano. In questo contesto, giovedì 6 novembre 2025, a Napoli, si terrà un presidio di solidarietà sotto il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela (via Depretis 102) alle ore 16. L’incontro, organizzato da gruppi di attivisti e militanti solidali con la causa venezuelana, si propone di denunciare l’aggressione imperialista in atto e di esprimere un fermo sostegno alla sovranità del Venezuela.
Questa manifestazione non è solo un atto di solidarietà verso il popolo venezuelano, ma anche un’opportunità per riaffermare il nostro impegno contro ogni forma di ingerenza straniera, contro le guerre imperialiste e contro le politiche di sanzioni che colpiscono le popolazioni civili. È un momento per ricordare che la lotta del Venezuela è la lotta di tutti i popoli che si oppongono all’imperialismo e alla guerra, e che solo attraverso la solidarietà internazionale possiamo fermare la violenza e costruire un futuro di pace e giustizia.
Ciro Crescentini

