Scuola, la didattica a distanza aumenta la differenza tra ricchi e poveri

Il numero di famiglie che non hanno accesso ai pc e ad internet è molto più alto di quello che si pensi.

La chiusura delle scuole e l’utilizzo della didattica a distanza aumentano il divario tra  ricchi e poveri. Effetti dirompenti su un milione e duecentomila bambini in povertà educativa che ci rimettono di più sul piano psicologico e sociale. Non tutti gli istituti sono attrezzati per la “scuola online” e le famiglie indigenti  in casa non hanno i mezzi. Significativi i dati forniti dalle associazioni indipendenti dei genitori. Tra le famiglie con almeno un figlio con meno di 18 anni, tre su quattro non hanno un computer fisso; solo una su due ha un computer portatile; solo una su tre ha un tablet. Il 25% non possiede la banda larga. Il numero di famiglie che non hanno accesso ai pc e ad internet è molto più alto di quello che si pensi. Almeno un alunno ogni tre ha seri problemi di accesso alle lezioni e ai compiti impartiti dai docenti via web. I genitori non hanno lavoro, o ce l’hanno ma precario e rischiano di pagare il prezzo di questa drammatica crisi. Siamo nell’emergenza, ma non si può retrocedere. Uno dei compiti fondamentali della scuola è  di restituire a tutti pari opportunità. La didattica a distanza favorisce l’aumento delle disuguaglianze e peggiora la situazione. Infatti, non è affatto detto che ciascun studente abbia il suo tablet. La scuola perde il suo ruolo principale che è quello di colmare le distanze e promuovere l’uguaglianza dei bambini e dei ragazzi. Le diverse condizioni di partenza hanno un riflesso importante anche durante le lezioni che vengono proposte, vuoi per la mancanza di strumenti tecnologici adeguati, vuoi per condizioni familiari e abitative. Un edificio scolastico garantisce un diritto perché ciascuno studente ha comunque il suo banco. Non si può pensare che ai giovani venga a mancare un luogo vissuto come proprio, dove mettersi in relazione con gli altri, dove scoprire con gli altri le proprie attitudini. E non solo. Le scuole chiuse non stanno svolgendo il ruolo di  presidio etico   soprattutto nelle periferie delle regioni del Sud del Paese. Un ruolo prezioso per non lasciare esposti  gli adolescenti più a rischio al richiamo dei delinquenti di ogni risma.

Ciro Crescentini

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