Scuola e vaccino, doppio schiaffo di Draghi a De Luca

Il premier annuncia il ritorno alla didattica in presenza (fino alla prima media) dopo Pasqua anche in zona rossa. E frena sulla Campania che prenota il siero russo Sputnik

Scuola e vaccino, doppio schiaffo di Draghi a De Luca. In conferenza stampa, il premier annuncia il ritorno in classe di asili, elementari e prima media, dopo Pasqua, anche in zona rossa. A sancirlo sarà il prossimo decreto, in vigore dal 7 aprile. E per le Regioni potrebbe non esserci margine – sfruttando la competenza sanitaria – per tenere ancora chiuse le scuole. Ma non è tutto. Si sfiora pure l’incidente diplomatico, tra il Campanistan e il governo italiano, in nome del vaccino putiniano. La Regione Campania prenota il vaccino russo Sputnik, ma Draghi frena: “C’è in gioco la salute, attenzione”. Uno scontro a distanza, sullo sfondo della tensione governo-regioni. Nella diretta social, De Luca rimbrotta: “Su Sputnik, Governo e Aifa si muovano. Siamo in tempi di guerra, non di ordinaria amministrazione”. Ma prima dell’Aifa, c’è l’istruttoria dell’Ema, l’agenzia europea per i medicinali. Nella determina del 24 marzo, firmata dal dg di Soresa, Mauro Ferrara, si precisa: “La Commissione europea ha formalmente comunicato, in data 11 febbraio 2021, che gli Stati membri e le Regioni possono procedere a negoziazioni”. Un varco nel quale si è infilato De Luca, ordinando alla centrale per gli acquisti della Regione di procedere. Il contratto stipulato con la Russian Direct Investment Fund – un fondo sovrano – vede però l’efficacia sospesa, in attesa dell’ok a Sputnik dagli organismi regolatori. E qui piovono i fulmini di Draghi. “Mi riservo di esaminare la parte giuridica di questi ultimi contratti – spiega il premier – ma ricordo che qui c’è in gioco la salute, la vita e la morte degli individui”. Il primo schiaffo attinge al timbro Ue del presidente del consiglio: “Dobbiamo sempre cercare il coordinamento europeo, cercare di rafforzarlo. Poi se non si vede una soluzione, è chiaro che dovremo cercare altre strade”. Per un europeista come Draghi è palpabile il fastidio, dovuto all’iniziativa autonomista di De Luca. Una sortita solitaria, da cui traspare sfiducia per l’azione di Bruxelles. Ma il premier gela ancora la Regione, su un punto decisivo. “Starei attento a fare contratti – dice – perché ieri (giovedì, ndr) la presidente della commissione ha messo in luce come, da un’indagine fatta dalla commissione parlando col fondo d’investimento russo, possono produrre massimo 55 milioni di dosi, di cui il 40% in Russia e il resto all’estero”. E chiarisce: Sputnik “è un vaccino in due dosi, a differenza di Johnson & Johnson, e all’Ema non è stata ancora presentata formale domanda su questo ma sta facendo review delle varie componenti e non si prevede che l’Ema si pronunci prima di tre o quattro mesi. Se va bene il vaccino sarebbe disponibile nella seconda parte dell’anno”. L’incognita sui tempi è un fattore primario, nei piani di Palazzo Santa Lucia. Nella determina di Soresa si parla di “ragioni di urgenza sottese alla presente procedura”. Ragioni dettate, ovviamente, dal quadro epidemiologico (“massiccia diffusione” di varianti del virus). Per tali motivi si sono avviate procedure negoziate senza bando. Ma l’urgenza richiamata, poi, stride con la tempistica finale. Gli effetti del contratto sono sub judice, ed ancora a lungo. Questo è il vero cortocircuito dell’affare Sputnik in Campania. Ma De Luca guarda già avanti. E giunge a promettere: “Se dovessimo avere una disponibilità importante oltre la copertura dei nostri concittadini, daremo tutto quello che è possibile a tutti i cittadini italiani che avranno bisogno di avere dosi ulteriori di vaccino”. Troppo buono.

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