Invece di ascoltare i giovani, la classe politica si rifugia nella barzelletta della “guerra ibrida”: così accusare il Cremlino evita di affrontare il disagio sociale reale
Milano brucia, i ragazzini scendono in piazza scatenando il caos e la politica italiana cosa fa? Invece di dare risposte concrete ai giovani, di capire da dove nascono la rabbia e il disagio o di gestire la sicurezza nelle nostre città, trova la scusa più comoda di tutte: il complotto russo. C’è da sgranare gli occhi davanti all’ennesimo teatrino della nostra classe dirigente. Che si tratti di centrodestra o di centrosinistra, il riflesso condizionato è sempre lo stesso: scaricare le proprie responsabilità e puntare il dito contro il presidente Vladimir Putin. Attribuire la guerriglia urbana di Piazza Duomo a una regia del Cremlino non è solo un’ipotesi campata in aria, è semplicemente ridicolo. Significa chiudere gli occhi di fronte a una spaccatura sociale tutta nostra per inseguire fantasmi geopolitici.
A dare il via alle danze è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, pronto ad evocare minacce invisibili: “I fatti di Milano, e di altre parti d’Italia, sono una cosa profondamente diversa da quelli che abbiamo vissuto in altre epoche. E sono il frutto, il punto di arrivo, di una cosa che io, inascoltato, richiamo da quattro anni, che è la guerra ibrida che qualcuno sta portando delle nostre nazioni con strumenti non convenzionali, che si chiamano TikTok, che si chiamano social, che si chiamano YouTube, senza che l’Occidente se ne renda conto e in qualche modo reagisca”.
E se pensate che l’opposizione abbia riportato il dibattito sulla realtà, vi sbagliate di grosso. La parlamentare del PD Lia Quartapelle si è subito allineata al teorema dell’ingerenza straniera: “Abbiamo già visto in diverse città europee manifestazioni convocate attraverso i social, eventualmente amplificate anche da potenze straniere, con effetti devastanti sui contesti urbani. Bisogna capire che cosa è successo e chi c’è dietro queste manifestazioni”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Stefania Craxi di Forza Italia: “Non occorre inseguire teorie del complotto né immaginare registi occulti per capire che qualcosa non torna. Chi vuole indebolire le democrazie europee sa che oggi è possibile condizionare governi e opinioni pubbliche alimentando il disagio, amplificando ogni tensione attraverso una disinformazione sapientemente orchestrata”.
A rincalzare la dose ci ha pensato pure il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network”.
A smontare questo castello di carte c’ha pensato solo il vicepremier Matteo Salvini, mettendo a nudo le divisioni nella maggioranza: “Mi preoccupa l’invasione islamica, non la guerra ibrida. Non ho paura dei russi, ho paura degli estremisti islamici”. Insomma, mentre i quartieri e le piazze affrontano problemi reali, i palazzi del potere preferiscono inventarsi i mostri sotto il letto pur di non ammettere il proprio fallimento
Ciro Crescentini
