La possibile chiusura dell’istituto superiore di Corso Italia preoccupa studenti e famiglie. Nessuna soluzione concreta dalla Città Metropolitana
La prospettiva della perdita della sede dell’Istituto Statale Superiore Levi Montalcini-Ferraris di Saviano sta generando un diffuso clima di apprensione tra studenti, famiglie e cittadini. Si tratta di una delle realtà scolastiche più rilevanti dell’area, la cui presenza rappresenta da anni un presidio educativo, sociale e culturale per l’intero territorio.
Alla base della possibile chiusura non vi sono ragioni didattiche o cali di iscrizioni, bensì una vicenda esclusivamente amministrativa: la procedura esecutiva di sfratto avviata dalla proprietà dell’immobile di Corso Italia, conseguente al mancato adeguamento del canone di locazione da parte della Città Metropolitana. Una situazione nota da tempo, ma rimasta irrisolta.
L’ipotesi di trasferire aule, uffici e dirigenza presso la sede di Marigliano comporterebbe ricadute pesanti. Oltre ai disagi logistici per studenti e personale, vi sarebbe un impatto diretto sull’attrattività dell’istituto in vista delle prossime iscrizioni, con effetti a catena sul futuro formativo dei giovani e sull’equilibrio economico e sociale della comunità savianese.
Il Levi Montalcini-Ferraris non è soltanto una scuola: è un punto di riferimento per centinaia di famiglie e un baluardo di legalità e inclusione, ruolo reso ancora più evidente alla luce dei recenti episodi di tensione e violenza che hanno colpito il Corpo di Polizia Municipale locale. In questo contesto, indebolire una presenza educativa strutturata significherebbe impoverire ulteriormente il tessuto civile del territorio.
Preoccupa, inoltre, l’atteggiamento delle istituzioni competenti. L’assenza di interventi risolutivi da parte della Città Metropolitana, unita al silenzio delle forze politiche locali, alimenta la percezione di un disinteresse concreto verso il destino di un istituto scolastico strategico. A fronte di dichiarazioni di principio e generiche rassicurazioni, non si registrano, ad oggi, azioni efficaci.
Il prossimo 26 febbraio rappresenta una scadenza decisiva: è il nuovo termine fissato per l’esecuzione dello sfratto. Senza un intervento immediato e tangibile, il rischio che la sede di Saviano venga definitivamente compromessa diventa sempre più concreto, con conseguenze difficilmente reversibili per l’intera comunità.
Ciro Crescentini

