Il prodigio in Duomo e il monito dell’arcivescovo: “La camorra è bestemmia, basta sangue di innocenti”
Il sangue di San Gennaro si è sciolto ancora una volta, ancor prima di lasciare la cassaforte della Cappella del Tesoro. Ma quest’anno, nel Duomo affollato di attesa e devozione, il cardinale don Mimmo Battaglia ha spostato l’asse del prodigio. Non ha chiesto un segno dal cielo per confermare la benevolenza del martire, ma ha domandato un miracolo inverso, scomodo, urgente: che il prossimo anno l’unico sangue di cui parlare sia quello del Santo, e non quello degli innocenti, delle guerre o dei vicoli feriti.
Un intervento denso, lontano dalla retorica di rito, che ha trasformato la teca in uno specchio puntato sulle coscienze. «Il male più grande non è nemmeno la guerra», ha ammonito il arcivescovo, «è abituarsi alla guerra. È svegliarsi la mattina, accendere un telefono, vedere una città bruciare e continuare a fare colazione. Come se un bambino morto cento volte diventasse una statistica. No. Il sangue non è una statistica. Il sangue ha sempre un nome».
Dal mondo ai vicoli: la camorra è bestemmia
Il discorso di Battaglia non ha concesso sconti alla geopolitica ma ha riportato immediatamente lo sguardo a casa. Sotto il cielo di Napoli, tra vicoli che conoscono troppo presto il rumore di uno sparo e madri costrette a misurare il coraggio con la sopravvivenza.
La linea del cardinale è netta: «La camorra è guerra. Una guerra senza dichiarazione. Senza divise. Senza trattati di pace. Non c’è nulla di religioso nella camorra. Nulla. Puoi accendere cento candele a San Gennaro: se spegni la vita di tuo fratello, quelle candele non fanno luce. La camorra è bestemmia».
Da qui, l’invito a sradicare la mentalità del favore, della raccomandazione, del comodo “non mi riguarda” con cui il potere del male edifica i suoi regni.
Il desiderio e la promessa: fare “cordata”
La preghiera di don Mimmo si è poi fatta programma, trasformando la richiesta di una grazia in un patto civico per il prossimo 19 settembre. Non una città perfetta, ma una città che sceglie la direzione giusta: mettere i più piccoli al centro delle scelte politiche e comunitarie, prima che la fragilità diventi violenza. Imparare a fare cordata. Una responsabilità reciproca vera, in cui chi scivola viene tenuto da chi sta salendo, tra istituzioni, scuole, Chiesa e periferie.
Il vero prodigio
L’orizzonte evocato dall’arcivescovo chiude la preghiera in un paradosso di speranza laica e cristiana: «E allora sì, Gennaro. Il prossimo anno torneremo. Apriremo quella cassaforte. Prenderemo l’ampolla. La solleveremo ancora davanti a questa città. E qualcuno domanderà: “Il sangue si è sciolto?” E io vorrei poter rispondere: Sì. Si è sciolto. Ed è l’unico. E forse allora capiremo che il miracolo, finalmente, non è accaduto nell’ampolla. È accaduto nel mondo».
Alessandro Manna
