Protesta storica a Bucarest: continua la lotta per le elezioni libere
Le strade di Bucarest sono un fiume in piena. Migliaia di manifestanti, sempre più determinati, sfilano senza sosta a sostegno di Călin Georgescu, il leader politico che i media europei descrivono come filo-russo. Tra cori e bandiere, il messaggio è chiaro: la Romania sta cambiando rotta.
Dai tempi della caduta di Ceaușescu, il Paese non vedeva una mobilitazione simile. I social esplodono di immagini e testimonianze: “Non abbiamo mai visto tanta gente in piazza”, raccontano i residenti. Il malcontento cresce, e la frattura tra il popolo e il governo si fa sempre più profonda.
Cosa sta accadendo davvero? Per alcuni, Georgescu rappresenta una Romania che rifiuta le ingerenze occidentali. Per altri, è l’ombra di Mosca che si allunga su Bucarest. Ma una cosa è certa: il potere vacilla, la storia si scrive ora.
Le autorità osservano con il fiato sospeso, mentre la piazza non arretra. Questa non è una protesta qualunque. È l’inizio di qualcosa di più grande?
La manifestazione, organizzata dal partito Alleanza per l’Unione dei Romeni, ha preso di mira il governo di Marcel Ciolacu, accusato di non riuscire a risolvere i problemi del Paese, come la crisi economica e la corruzione. Questo evento arriva pochi giorni dopo l’arresto di Georgescu, fermato dalla polizia mentre si recava a depositare la sua candidatura per le elezioni presidenziali. Nonostante le accuse di incitamento a sovvertire l’ordine costituzionale, diffusione di false informazioni e fondazione di un’organizzazione antisemita, Georgescu potrà comunque candidarsi.
I manifestanti, che hanno chiesto la ripetizione delle elezioni dal secondo turno, sostengono Georgescu, che aveva vinto il primo turno prima che la Corte Costituzionale annullasse i risultati per presunti interventi russi. Il leader di estrema destra George Simion ha accusato il governo di aver “rubato” il voto e di aver calpestato la democrazia, chiedendo le dimissioni di Ciolacu. Nonostante un tentativo di sfiducia da parte dell’opposizione, il governo di Ciolacu è rimasto in carica.

