Sotto le bandiere della Palestina, artisti, attivisti e cittadini chiedono giustizia e stop ai bombardamenti. Maya Issa: “Chi ha paura della parola genocidio guardi i nostri bambini mutilati”
“Non in mio nome”. Con questo grido si è riempita oggi Porta San Paolo, a Roma, dove oltre 15 mila persone hanno partecipato alla manifestazione a sostegno del popolo palestinese e per raccogliere fondi destinati a Medici Senza Frontiere nella Striscia di Gaza.

Un presidio colorato, intenso, doloroso. Migliaia le bandiere palestinesi al vento, centinaia le voci che dal palco si sono alternate per denunciare la complicità dell’Occidente nel massacro in corso e per chiedere al governo italiano una presa di posizione chiara.
“Non c’è più spazio per le mezze parole”
“Chi ha paura della parola genocidio dovrebbe guardare negli occhi i nostri bambini mutilati, le madri che scavano tra le macerie”, ha detto dal palco Maya Issa, presidente degli studenti palestinesi italiani. Parole dure, dirette alla Presidente del Consiglio, “donna, madre, cristiana”, definita “complice” per il sostegno al governo israeliano.
Porta San Paolo, luogo simbolico della resistenza partigiana, è diventata per un giorno piazza della memoria e della lotta palestinese. “Per noi parlare qui è un atto di resistenza. Come i partigiani, anche noi lottiamo per la libertà”, ha aggiunto Issa.
Artisti e giornalisti: la cultura si schiera
Sul palco si sono susseguiti volti noti della cultura, del giornalismo e della musica italiana. Tra gli altri:
- Francesca Albanese, relatrice ONU
- Rula Jebreal
- Moni Ovadia
- Sigfrido Ranucci
- Alessandro Di Battista
- Peter Gomez
- Martina Martorano, che ha anche condotto l’evento
Accanto a loro, la musica. Dopo Gemitaiz, l’apparizione a sorpresa del rapper Ghali ha infiammato la piazza. “Mi riempie il cuore di speranza vedere così tante persone”, ha detto prima di eseguire Casa mia, ormai inno della solidarietà con il popolo palestinese.
“Ripartiamo dalla cultura. La nostra arma siamo noi”
Non solo protesta, ma anche proposta. “Ripartiamo dalla cultura, dall’educazione. La nostra arma siamo noi”, ha detto ancora Ghali. Parole che riassumono lo spirito di una giornata in cui la mobilitazione civile ha fatto da contrappeso all’inerzia politica.
Al termine dell’evento, dopo gli interventi di Daniele Silvestri, Mannarino e Margherita Vicario, la piazza ha urlato a gran voce: “Palestina libera!”.
Una piazza che chiede giustizia
L’iniziativa, promossa dall’associazione Schierarsi, ha raccolto adesioni da tutto il Paese. Obiettivo: sostenere l’azione umanitaria a Gaza e chiedere al governo italiano di interrompere ogni ambiguità nei confronti delle operazioni militari israeliane.
Nel cuore della capitale, per ore, migliaia di persone hanno scelto di dire no. No all’occupazione. No al silenzio. E soprattutto: no alla guerra “in nostro nome”.
Alma

