Una lettera aperta accende il dibattito etico in vista del voto di ottobre per il dopo-Polimeni. Chiesto anche lo stop ai progetti con Israele
Il prossimo ottobre, la Sapienza Università di Roma sarà chiamata a scegliere la sua nuova guida scientifica e amministrativa, attualmente rappresentata dalla rettrice Antonella Polimeni. Tuttavia, la campagna elettorale ha appena subito una forte scossa ideale: il dibattito non verterà solo su tasse, aule e finanziamenti, ma sul ruolo etico che la più grande università d’Europa deve ricoprire nello scacchiere internazionale.
Una coalizione di oltre cento accademici e ricercatori, riunita sotto la sigla del Comitato Sapienza per la Palestina, ha diffuso una lettera aperta che sposta l’asse del confronto elettorale sulla responsabilità morale della ricerca scientifica.
Le tre richieste cardine al futuro vertice
I firmatari della lettera pretendono impegni programmatici “limpidi e vincolanti” da chiunque siederà sulla poltrona più alta del rettorato. Le richieste si articolano su tre direttrici principali:
Bando totale alla ricerca militare: Il nuovo rettore dovrà rinunciare attivamente a qualsiasi progetto scientifico, sia diretto che indiretto, legato all’industria bellica, troncando le collaborazioni con i soggetti (pubblici e privati) che operano in questo settore.
Stop agli accordi con Stati aggressori: Viene invocata l’interruzione di ogni accordo bilaterale e di cooperazione istituzionale con università e centri di ricerca situati in Paesi protagonisti di azioni di aggressione militare.
Salvaguardia del dialogo individuale: La lettera propone una netta distinzione tra istituzioni e singoli individui, suggerendo di mantenere e anzi intensificare i canali di collaborazione scientifica con i docenti e i ricercatori israeliani che si dissociano pubblicamente dalle politiche del proprio governo.
“La Sapienza ha il dovere di prendere posizione. La moltiplicazione delle guerre di questi ultimi mesi è anche l’esito delle politiche attuate in Palestina da 78 anni. L’esigenza di prendere nettamente le distanze da Israele e di sospendere ogni collaborazione istituzionale non è mai apparsa così chiara ed improrogabile.”
— Estratto della lettera aperta dei docenti
La Costituzione come bussola accademica
Il fulcro argomentativo dei docenti e dei dottorandi firmatari risiede nell’applicazione rigorosa dell’Articolo 11 della Costituzione italiana. L’ateneo viene esortato a farsi promotore attivo del ripudio della guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, a prescindere dal posizionamento geopolitico dei soggetti coinvolti.
Il documento si chiude con una dura denuncia della situazione nella Striscia di Gaza dove, a sette mesi di distanza dal cessate il fuoco dell’ottobre 2025, i firmatari descrivono una crisi umanitaria insostenibile, caratterizzata da un’occupazione militare che stringe la morsa sul 60% del territorio, dal blocco sistematico degli aiuti umanitari e dalla distruzione programmata delle infrastrutture civili e agricole.
Con questa iniziativa, il corpo docente lancia un guanto di sfida politico ai candidati alla carica di rettore: l’eccellenza accademica, d’ora in avanti, non potrà più essere scissa da una precisa responsabilità etica globale.
Alessandro Manna

