Flash mob promosso da Libera e dal Comitato No CPR a La Piana: chiesto il ritiro del progetto e un confronto con il Governo
Una lunga catena umana composta da oltre 150 ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia ha attraversato oggi l’area di La Piana, a Castel Volturno, per manifestare la propria contrarietà al progetto di realizzazione del nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). L’iniziativa, organizzata insieme al Comitato “No CPR né a Castel Volturno né altrove” e a numerose realtà associative, ha rappresentato il momento conclusivo di cinque giornate di incontri, laboratori e percorsi di memoria ospitate dalla cooperativa sociale “Al di là dei sogni”.
Le circa trecento mani che si sono unite simbolicamente hanno circondato il terreno individuato per la costruzione della struttura, prevista con una capienza di 120 posti. Il progetto, del valore di circa 43 milioni di euro, dovrebbe sorgere in un’area umida di rilevanza naturalistica, destinata in origine a diventare un parco pubblico.
La manifestazione si è svolta in un territorio simbolo della lotta alla criminalità organizzata e del riscatto sociale, dove sui beni confiscati ai clan operano cooperative e imprese sociali impegnate nella costruzione di percorsi di legalità e inclusione. Castel Volturno conserva inoltre la memoria della strage del settembre 2008, nella quale sei giovani cittadini ghanesi furono uccisi dal clan dei Casalesi.
Nel corso dell’iniziativa è intervenuta la co-presidente nazionale di Libera, Francesca Rispoli. «Nei CPR non si sconta una pena e chi vi entra non ha commesso alcun reato, ma soltanto un illecito amministrativo legato alla mancanza di un documento. Eppure si può essere privati della libertà fino a diciotto mesi. I dati dimostrano che meno di tre persone su dieci vengono effettivamente rimpatriate, mentre le altre escono senza documenti e senza prospettive, dopo mesi di reclusione. Questo sistema produce sofferenza senza raggiungere gli obiettivi dichiarati.»
Rispoli ha inoltre criticato la scelta di destinare ingenti risorse pubbliche alla costruzione del centro. «Dopo anni di assenza, lo Stato torna a Castel Volturno investendo 43 milioni di euro in un centro di detenzione, cui si aggiungeranno i costi annuali di gestione. Sono risorse che potrebbero essere utilizzate per favorire percorsi di regolarizzazione, contrastare il lavoro nero, rafforzare i servizi pubblici, sostenere la sanità, la scuola, i trasporti e le bonifiche ambientali. È il ricatto dell’irregolarità ad alimentare gli interessi della criminalità organizzata, non la presenza delle persone migranti.»
Infine, l’appello rivolto al Governo. «Chiediamo che il bando venga ritirato, che La Piana possa tornare a essere un parco per la cittadinanza e un’area di tutela ambientale e che si apra un confronto con gli enti locali e la società civile. Continuiamo a dire no ai CPR, a Castel Volturno come altrove, perché la sicurezza si costruisce attraverso i diritti, la giustizia sociale e la comunità, non con nuovi luoghi di detenzione.»
Il flash mob è stato promosso da Libera insieme al Centro Sociale Ex Canapificio, Mediterranea Saving Humans, Emergency, Comitato Don Peppe Diana, Parrocchie Unite Castel Volturno, FLAI CGIL, Memorie del Mediterraneo, Assemblea Lucana No CPR, Centro Fernandes, Centro Comunitario San Daniele Comboni, Movimento Migranti e Rifugiati Caserta, Centro Laila, Associazione Giovanile Futura, Associazione Jerry Masslo, Associazione A.R.C.A., Informare Magazine e numerose altre realtà impegnate nella promozione dei diritti, dell’accoglienza e della legalità.

