Renzi si è dimesso definitivamente: “Governo con tutti i partiti o voto dopo Consulta”

Il segretario e Orfini azzerano le repliche nella direzione del Pd

La direzione Pd più rapida di sempre si apre e chiude con la relazione del segretario, che poi lascia per andare al Quirinale per dimettersi da premier. Nessuna replica, perché il presidente Orfini decreta che potranno esserci solo dopo le consultazioni al Colle, col trucco dell’assemblea convocata in modo permanente (“Segno di deriva autoritaria” scherza ma non troppo Renzi”). “Siamo il partito di maggioranza relativa – esordisce il premier dimissionario-. Dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a chiudere la crisi” di governo “nelle modalità che individuerà”.

“Noi – dice Renzi – non abbiamo paura di niente e nessuno, se gli altri vogliono andare a votare, dopo la sentenza della Consulta, lo dicano perché qui si tratta tutti di assumersi la responsabilità. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti”. Dopo i consueti toni da smargiasso, il segretario illustra la posizione del Pd – o sarebbe meglio dire impone – anticipata nella sua e-news: o governo di responsabilità con il sostegno di tutti o voto. “Toccherà – sottolinea Renzi – ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte”. “Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura – aggiunge -, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale”. Subito dopo scappa al Quirinale per formalizzare le dimissioni. Stavolta definitive.

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