Regeni torturato e ucciso da professionisti per le sue ricerche

La Procura di Roma delinea il quadro dell’omicidio in Egitto del giovane ricercatore italiano

Dall’esame del computer, e anche dal resto dell’attività istruttoria, non emergono legami del giovane italiano con servizi segreti. L’omicidio di Giulio Regeni è maturato nel quadro delle attività di ricerca ed eseguito da professionisti della tortura e delle sevizie. Una certezza che si delinea nell’inchiesta della procura di Roma. Si escludono le piste legate a droga – dall’autopsia non è emersa alcuna traccia di stupefacenti –  ad una rapina o ad un fatto passionale. Giulio Regeni conduceva una vita ritirata ed era molto legato alla fidanzata. Gli inquirenti evidenziano che non aveva avuto contatti con ambienti equivoci e che i dati raccolti nell’ambito delle sue ricerche siano uscite fuori dall’ambito universitario. I pm romani hanno avanzato una richiesta alle società che gestiscono i maggiori social network per ottenere le password utilizzate da Regeni, per ricostruire gli spostamenti effettuati dal ricercatore con la geolocalizzazione. Non risultano schedature fatte in Egitto, anche se l’episodio di una foto scattata da uno sconosciuto durante l’assemblea di un sindacato indipendente aveva turbato il ricercatore universitario. La prossima settima il medico legale Vittorio Fineschi depositerà i risultati definitivi dell’autopsia.

(Foto da Facebook)

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