Il legale della famiglia Chiara Poggi respinge le dichiarazioni di Giorgia Meloni e denuncia il pericolo di un pubblico ministero troppo potente
L’avvocato della famiglia di Chiara Poggi interviene nel dibattito politico riacceso attorno al delitto di Garlasco, criticando l’uso del caso nella campagna referendaria sulla riforma della giustizia.
In un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, Gian Luigi Tizzoni, legale dei familiari della giovane uccisa nel 2007, respinge con decisione la lettura secondo cui quella vicenda rappresenterebbe un esempio di malagiustizia. «È scandaloso usare Garlasco come esempio di inefficienza del sistema», afferma, sottolineando invece come, pur con tempi lunghi, il procedimento abbia portato a una verità definitiva, sancita dalla condanna dell’ex fidanzato Alberto Stasi.
Le sue parole arrivano dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha invitato a votare a favore della riforma promossa dal ministro Carlo Nordio, citando proprio il caso di Garlasco. Una ricostruzione che Tizzoni contesta: «In questo processo i giudici hanno dimostrato autonomia, sia rispetto all’accusa sia rispetto ad altri giudici».
Sempre al quotidiano diretto da Marco Travaglio, il legale annuncia anche la sua posizione sul referendum: «Voterò No». Una scelta motivata dal timore di un possibile squilibrio nei rapporti tra i poteri: «Mi spaventa l’idea di un pubblico ministero troppo forte, anche sul piano mediatico».
Nel suo ragionamento emerge una critica più ampia alla riforma. «La Costituzione è stata pensata per evitare che un potere prevalga sugli altri», osserva. E aggiunge: «Si rischia di creare un gruppo di magistrati troppo potente, non solo nei confronti degli altri magistrati, ma anche della società».
Il caso di Garlasco torna così al centro del confronto pubblico, non solo per i suoi sviluppi giudiziari, ma anche come simbolo nel dibattito politico sulla giustizia.
Alma

