Dall’elezione al Senato nel 1987 al ruolo nei governi di Silvio Berlusconi, fino al declino politico nel 2012: la parabola del Senatùr
È morto Umberto Bossi a 84 anni, all’ospedale di Varese. Figura centrale e controversa della politica italiana, è stato il fondatore della Lega Nord e il suo leader storico per oltre vent’anni, guadagnandosi il soprannome di “Senatùr” dopo la prima elezione al Senato nel 1987.
Nato nel 1941, ebbe un percorso irregolare prima della politica: lavorò come operaio e tecnico, tentò anche la carriera musicale senza successo, e solo negli anni ’70 si avvicinò all’impegno pubblico. Dopo un iniziale contatto con ambienti di sinistra, maturò posizioni autonomiste e federaliste che lo portarono a fondare prima movimenti locali e poi, nel 1984, la Lega Lombarda, nucleo originario della futura Lega Nord.
La sua ascesa politica coincise con la crisi della Prima Repubblica e con Tangentopoli: in quegli anni costruì il consenso del Carroccio attorno a parole d’ordine come “Roma ladrona” e alla battaglia contro il centralismo statale. Negli anni ’90 la Lega diventò decisiva negli equilibri politici, alleandosi e scontrandosi più volte con Silvio Berlusconi.
Bossi fu protagonista anche della stagione secessionista e simbolica della “Padania”, con iniziative come il rito dell’ampolla del Po. Tornò poi stabilmente al governo nel 2001 come ministro delle Riforme, spingendo il progetto federalista.
Colpito da un ictus nel 2004, continuò comunque la carriera politica, pur con un ruolo via via meno dominante. Il declino arrivò nel 2012, quando lasciò la guida del partito travolto dallo scandalo sui rimborsi elettorali, che portò a processi e condanne, poi in parte prescritti, ma con pesanti conseguenze economiche per la Lega.
Dopo la leadership passò a Matteo Salvini, con cui ebbe rapporti spesso tesi. Nonostante ciò, Bossi rimase una figura simbolica del movimento e continuò a essere eletto in Parlamento fino agli ultimi anni, diventando il deputato più anziano nella legislatura iniziata nel 2022.
La sua parabola politica resta una delle più influenti e divisive della storia recente italiana: da outsider anti-sistema a protagonista dei governi, fino al lento ritiro, segnando profondamente il dibattito su federalismo, identità territoriale e rapporto tra Nord e Stato centrale.
Alma
