Motovedette e unità militari hanno circondato le barche: attivisti costretti a inginocchiarsi
Un convoglio marittimo diretto verso Gaza, organizzato dalla Global Sumud Flotilla, è stato fermato nelle acque internazionali a largo di Creta da unità militari che si sono identificate come israeliane. La denuncia arriva direttamente dagli organizzatori, che attraverso i social parlano di un intervento armato e coordinato.
Secondo quanto riferito, diverse imbarcazioni del gruppo sarebbero state circondate da motovedette e gommoni militari. I partecipanti raccontano di essere stati intimiditi con armi e puntatori laser, costretti a radunarsi nella parte anteriore delle barche e a inginocchiarsi con le mani a terra. Le comunicazioni radio sarebbero state disturbate durante l’operazione, mentre veniva lanciato un segnale di emergenza.
Il numero delle barche coinvolte resta incerto: gli attivisti parlano di almeno 22 mezzi abbordati su un totale di 58, mentre fonti come Al Jazeera riferiscono che le unità bloccate potrebbero essere circa cinquanta. A bordo si troverebbero complessivamente circa 400 persone, che secondo quanto riportato sarebbero state poste sotto custodia dalle forze israeliane.
Le testimonianze raccolte tramite video e messaggi diffusi dai volontari descrivono un’operazione condotta con la presenza di diversi mezzi navali, tra cui anche una fregata. Tra le imbarcazioni coinvolte figurano la nave principale Saf Saf e numerose altre barche più piccole. A bordo della Saf Saf si troverebbero alcuni dei principali organizzatori della missione, tra cui l’attivista brasiliano Thiago Avila. Tra i presenti anche cittadini europei e italiani, inclusi giornalisti impegnati a documentare la spedizione.
Gli organizzatori della flottiglia definiscono l’accaduto un atto illegale compiuto in acque internazionali, parlando apertamente di “sequestro” e chiedendo chiarimenti urgenti sulla sorte delle persone coinvolte. Sostengono inoltre che l’episodio dimostrerebbe la capacità di Israele di operare al di fuori dei propri confini senza conseguenze immediate.
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di aver richiesto spiegazioni sia alle autorità israeliane sia a quelle greche, mentre cresce l’attenzione internazionale su quanto avvenuto nel Mediterraneo orientale.
Alessandro Manna

