Quando l’integrazione e l’accoglienza diventano cose per ricchi

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Da qualche giorno su tutti i giornali si parla del “caso Suarez”, ovvero del giocatore uruguaiano, nelle scorse settimane accostato alla Juventus, che per acquisire la cittadinanza Italiana ha concordato preventivamente con l’Università per stranieri di Perugia l’esito della prova di italiano.

Non sarebbe la prima volta, già in passato vi sono spesso state irregolarità nei passaporti dei calciatori extracomunitari; infatti ricordiamo Veron, Recoba, Dida.

Tutti accomunati da una sola cosa: i soldi!

L’integrazione è ormai divenuta una questione di ricchi, visto che a un calciatore bastano 15 minuti per diventare un cittadino italiano, mentre a una persona comune occorrono in media quattro anni per ottenere la cittadinanza, tutto grazie a famigerati Decreti sicurezza, che il Governo – dopo un anno – stenta ancora ad abrogare.

Anche qui notiamo di quanto il capitalismo sia onnipotente dinanzi alla giustizia sociale, perché ci fa rendere conto che non è il comportamento della persona  oppure i limiti giuridici a determinare l’assegnazione della cittadinanza, ma il suo reddito, la sua posizione sociale o le sue conoscenze.

Forse per questo sarebbe stato approvare lo ius soli e lo ius culturae, perché avremmo concesso a tanti giovani atleti- di fatto apolidi – che vestono ogni giorno gli abiti azzurri, che illustrano la Patria attraverso l’abnegazione sportiva, di poter vedersi riconosciuti uno status di fatto già esistente, ovvero quello di essere cittadini e godere degli stessi diritti e degli stessi doveri di ogni altro cittadino.

Forse a Salvini, ma anche ad una parte della sinistra bisognerebbe spiegare questo, che gli immigrati non chiedono corsie preferenziali o soldi, bensì vogliono soltanto vedersi riconosciuti i loro diritti e i loro doveri, desiderano sentirsi essere umani.

Dopo il caso Suarez sarebbe ora di approvare lo ius soli, garantendo a tutti pari opportunità.

Portare avanti un modello sbagliato non fa altro che aumentare le disuguaglianze.

Servono scelte coraggiose, investire su un stilema di accoglienza e di integrazione multiculturale, dove le diverse culture si incontrano e finiscono per arricchirsi a vicenda  

Francesco Miragliuolo

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