Qatargate, ora il pentito Panzeri fa il nome della Camusso: “Finanziata campagna della leader Cgil”

Secondo l’ex europarlamentare di Articolo 1, nel 2018 l’assistente della leader sindacale avrebbe condotto una trattativa con il braccio destro di Al Marri, il dignitario del Qatar che all’epoca era presidente della Commissione per i diritti umani.

L’ex europarlamentare prima del Pd, poi di Articolo1 ed ex dirigente della Cgil Antonio Panzeri arrestato per lo scandalo Qatargate si è pentito e sta tirando fuori nomi pesanti. Ai magistrati di Bruxelles, Michael Claise e Raphael Malagnini, ha raccontato di presunti finanziamenti qatarini per la campagna di Susanna Camusso a presidente dell’Unione globale dei sindacati del 2018.  Ne parla, tra l’altro, dettagliatamente il giornale belga Knack.

L’ex europarlamentare, ha raccontato che i qatarioti avrebbero voluto ammorbidire il consenso dei sindacati per evitare che fossero sollevate le polemiche sulle condizioni disumane dei lavoratori edili impegnanti nei cantieri per la realizzazione dei lavori del mondiale del 2022.

Secondo Panzeri, nel 2018 l’assistente di Camusso avrebbe condotto la trattativa con il braccio destro di Al Marri, il dignitario del Qatar che all’epoca era presidente della Commissione per i diritti umani. Avrebbe detto che alla leader della Cgil bastavano “solo” 50 mila euro. Quei 50 mila euro – secondo l’accusa di Panzeri, che non è stata verificata dagli inquirenti – sarebbero stati consegnati all’assistente della Camusso.

Panzeri ha riferito di un presunto incontro a Bruxelles: “Mi è stato chiesto chi fosse l’italiana candidata. Dissi che conoscevo Camusso perché eravamo stati nello stesso sindacato. Mi dicono che l’avrebbero incontrata volentieri e l’avrebbero aiutata. Ho parlato con lei a Milano e mi dice di essere disponibile per questo incontro, che si è tenuto poche settimane dopo“.

ABDERRAHIM ATMOUN ANDREA COZZOLINO PIER ANTONIO PANZERI

Si sarebbe parlato solo di aiuti ai sindacati africani e al medio Oriente: “In precedenza, avevamo individuato una cifra di 600mila euro () che mi sono stati dati in una borsa e sono una buona parte dei soldi trovati nella mia casa. Poi ho saputo che bastavano solo 50mila. Mi restavano quindi 500mila che ho tenuto“.

al centro della foto Camusso e Cozzolino durante un incontro per la campagna per le ultime elezioni politiche

Susanna Camusso rifiuta le accuse: “Mai parlato di soldi”. Nel 2018, quando ero candidata alla carica di Segretario Generale dell’ITUC, sono stata avvicinata da Panzeri. Mi ha presentato il rappresentante di una ONG che, secondo lui, era attiva nel settore dei diritti umani in Qatar”, ha detto la senatrice Pd. “Dato che all’epoca Panzeri era il presidente della sottocommissione per i diritti umani, non avevo motivo di dubitare delle sue parole. Durante questo breve incontro, non abbiamo in alcun modo, e non abbiamo affatto parlato di soldi. Abbiamo solo parlato della necessità di promuovere i sindacati in Qatar”.

Panzeri ha tirato in ballo anche Lara Comieuroparlamentare di Forza Italia. “Nel 2019 Comi mi ha chiamato chiedendo un favore, se potevo ritirare una borsa dal suo appartamento a Bruxelles e metterla da parte”, ha raccontato Panzeri, affermando di aver chiesto all’assistente Giuseppe Meroni di ritirare la borsa. Nella borsa “ho visto dei vestiti e dei libri vuoti all’interno, con contanti tra i 60 e i 70mila euro, non li ho contati. Quindi ho preso tutto e ho deciso di buttare via i soldi nella spazzatura. Meroni ha visto i soldi ma non ha preso niente”.

L’avvocato dell’europarlamentare di Forza Italia, Gian Piero Biancolella, smentisce categoricamente: “Comi non ha mai accettato finanziamenti illeciti per la campagna 2019“.

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