Mosca propone nuovi accordi di lungo periodo mentre la crisi in Medio Oriente minaccia le rotte del petrolio
In piena crisi energetica internazionale, il presidente russo Vladimir Putin si è detto pronto a intervenire per contribuire alla stabilità dei mercati e sostenere i Paesi europei con nuove forniture di petrolio e gas. Una disponibilità che, nelle intenzioni del Cremlino, punta a evitare ulteriori shock energetici mentre il conflitto in Medio Oriente continua a mettere sotto pressione le principali rotte di approvvigionamento.
«Se gli acquirenti europei di idrocarburi forniranno alla Russia contratti a lungo termine senza pressioni politiche, la Russia sarà pronta a collaborare con loro», ha dichiarato Putin, ribadendo l’apertura di Mosca a relazioni energetiche stabili e pragmatiche con l’Europa in una fase di forte incertezza globale.
L’iniziativa russa arriva mentre cresce la preoccupazione per la situazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita una quota fondamentale del petrolio mondiale proveniente dal Golfo Persico. Secondo il presidente russo, l’area si trova in una condizione estremamente critica che potrebbe avere ripercussioni su tutto il sistema energetico internazionale. «Lo Stretto è effettivamente chiuso», ha affermato il leader del Cremlino, avvertendo che la produzione di petrolio collegata a questa rotta rischia di fermarsi completamente entro il prossimo mese se la situazione non dovesse migliorare.
Durante una riunione al Cremlino dedicata alla situazione dei mercati energetici globali, Putin ha inoltre osservato come le tensioni geopolitiche stiano già alimentando una nuova fase di aumento dei prezzi. «A mio parere, anche i prezzi globali del gas stanno aumentando a un ritmo ancora più rapido rispetto ai prezzi del petrolio», ha spiegato il presidente russo.
Le dichiarazioni, riportate dalle agenzie RIA Novosti e TASS, si inseriscono in un quadro internazionale segnato dall’instabilità in Medio Oriente. Putin ha ricordato che Mosca aveva già avvertito dei rischi legati alla destabilizzazione della regione. «Avevamo messo in guardia dal destabilizzare l’area», ha sottolineato, evidenziando come un deterioramento della situazione avrebbe inevitabilmente messo sotto pressione l’intero sistema energetico globale, con rincari dei prezzi, possibili restrizioni alle forniture e rallentamenti negli investimenti a lungo termine.
Ciro Crescentini
