L’avvocato Giuliana Quattromini: “La riforma è una distrazione dalle vere problematiche”
Ieri la Biblioteca Tartaglione al Centro Direzionale di Napoli ha ospitato un’affollata assemblea di docenti, scrittori e professionisti del diritto, uniti contro la proposta di riforma della giustizia avanzata dal Ministro Carlo Nordio, che prevede la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Tra i partecipanti, l’avvocato Giuliana Quattromini, rappresentante dell’associazione Comma 2, ha espresso forti preoccupazioni riguardo alla riforma.
Secondo Quattromini, la divisione delle carriere è un “arma di distrazione di massa”, finalizzata a nascondere questioni più rilevanti, come la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM) e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare con poteri decisionali definitivi. Questa Alta Corte, infatti, potrebbe influenzare l’indipendenza dei giudici, mettendo a rischio il principio fondamentale di imparzialità, con il timore che le sentenze non gradite possano subire ripercussioni.
Quattromini ha inoltre sottolineato che la vera questione occultata dalla retorica della separazione delle carriere riguarda il tentativo di centralizzare il potere nelle mani di un corpo decisionale che, con il giudizio inoppugnabile della Cassazione, diventa il giudice supremo della magistratura. La sua visione del cambiamento non si limita alla riforma del sistema giuridico, ma colpisce direttamente la giustizia stessa, rischiando di creare una distinzione tra una “giustizia per i ricchi” – come politici, amministratori o colletti bianchi – e una giustizia per i cittadini comuni, che non solo non riceveranno alcun beneficio dalla riforma, ma addirittura ne soffriranno, con la possibile perdita di un giudice indipendente, libero da influenze esterne.
Il problema, come evidenziato dall’avvocato, non risiede solo nella separazione delle carriere, ma nelle ripercussioni politiche ed economiche che tale riforma comporterebbe, soprattutto per le persone più vulnerabili. Le sue parole risuonano come un avvertimento sulla crescente discrepanza tra chi ha il potere di influenzare le decisioni giudiziarie e chi, al contrario, rischia di rimanere schiacciato sotto il peso di un sistema giuridico che non rispetta i diritti dei più deboli.
Maurizio De Giovanni, noto scrittore napoletano, ha sottolineato che la riforma potrebbe compromettere le garanzie per le persone più vulnerabili, creando una distinzione tra una “giustizia per i ricchi” e una per i cittadini comuni. De Giovanni ha esortato a una comunicazione chiara e capillare per sensibilizzare l’opinione pubblica sui veri rischi della riforma.
La proposta di riforma, approvata in prima lettura dalla Camera dei Deputati il 16 gennaio 2025, mira a separare le carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti, introducendo concorsi di ammissione distinti e norme interne separate. Il Ministro Nordio ha difeso la riforma, sostenendo che essa non intende umiliare la magistratura, ma piuttosto riequilibrare i poteri. Tuttavia, la proposta ha suscitato forti reazioni da parte della magistratura, con lo sciopero nazionale indetto dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) il 27 febbraio 2025, e adesioni che hanno raggiunto l’80%. L’ANM ha anche organizzato assemblee in tutta Italia per esprimere il proprio dissenso.
In questo contesto, l’assemblea che si è svolta presso la Biblioteca Tartaglione al Centro Direzionale di Napoli ha rappresentato un momento significativo di confronto e mobilitazione, evidenziando le preoccupazioni di una parte consistente della società civile e professionale riguardo alle implicazioni della riforma proposta.
Ciro Crescentini

