Gasolio +14% e benzina +7%. Secondo le stime le famiglie potrebbero spendere fino a 540 euro in più in un anno
Il costo dei carburanti continua a salire, con effetti diretti sulle tasche degli automobilisti italiani. Il gasolio è il carburante che ha registrato l’aumento più significativo: il prezzo alla pompa è cresciuto di oltre il 14%, con un pieno che costa oggi circa 12,3 euro in più rispetto alla fine di febbraio. Considerando una media di due rifornimenti al mese, la spesa annuale aumenta di circa 296 euro.
Anche la benzina al self service segue la stessa tendenza, con un incremento vicino al 7%. In questo caso il pieno costa circa 5,8 euro in più, con una spesa aggiuntiva che sfiora i 140 euro all’anno.
Secondo molti osservatori del settore, più che di una reazione immediata al mercato si tratta di un fenomeno legato alla speculazione: i carburanti venduti oggi derivano infatti da acquisti effettuati in precedenza, ma vengono commercializzati ai prezzi attuali, più elevati.
L’impatto sulle bollette
I rincari non riguarderanno solo il pieno al distributore. Anche le utenze domestiche rischiano di diventare più pesanti nei prossimi mesi.
Secondo le stime elaborate da Facile.it, le famiglie potrebbero arrivare a pagare fino a 540 euro in più nell’arco di un anno a causa dell’aumento delle materie prime legato al conflitto internazionale. Nel dettaglio, circa 304 euro riguarderanno il gas e 98 euro l’energia elettrica.
Il costo complessivo annuo delle bollette potrebbe così salire a 2.829 euro, pari a un aumento del 17% rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima dello scoppio della crisi geopolitica. I rincari rischiano di pesare soprattutto sulle famiglie più fragili, che sono generalmente le prime a risentire degli aumenti delle tariffe energetiche.
Il possibile intervento sulle accise
Per cercare di rallentare la crescita dei prezzi alla pompa, il governo sta valutando l’attivazione del meccanismo delle accise mobili, introdotto con una legge del 2023. Il sistema consente di ridurre le imposte sui carburanti quando il prezzo medio registrato negli ultimi due mesi supera quello dell’anno precedente.
La decisione finale è attesa dal Consiglio dei ministri convocato per il pomeriggio del 10 marzo. Si tratterebbe di una misura a costo zero, finanziata con l’extra gettito dell’Iva generato proprio dall’aumento dei prezzi.
«Uno sconto troppo limitato»
Secondo Federconsumatori, tuttavia, l’efficacia dell’intervento sarebbe ridotta. «Il sistema dell’accisa mobile esiste già e non introduce nuovi strumenti: scatta quando l’incremento dei prezzi supera una certa soglia temporale», spiega il presidente di Federconsumatori Michele Carrus. «Ma l’impatto è molto limitato: parliamo di circa quattro centesimi al litro a fronte di aumenti che hanno raggiunto i venti centesimi. Questo significa che sedici centesimi restano comunque a carico dei consumatori».
Per l’associazione dei consumatori sarebbe necessario un intervento più incisivo.
«Serve un taglio netto delle accise, pari almeno a venti centesimi al litro, accompagnato dalla separazione delle accise dall’applicazione dell’Iva», aggiunge Carrus.
Il risparmio potenziale per le famiglie
Secondo i calcoli di Federconsumatori, una riduzione consistente delle accise consentirebbe ai cittadini di risparmiare circa 236 euro all’anno direttamente sul carburante. A questi si aggiungerebbero circa 213 euro di risparmio indiretto, legati alla riduzione dei costi di trasporto delle merci, che in Italia viaggiano per oltre l’86% su gomma. Il beneficio complessivo arriverebbe quindi a circa 449 euro annui per famiglia.
«Un intervento di questo tipo darebbe respiro alle famiglie e contribuirebbe a sostenere la domanda interna, oltre a ridurre gli spazi per possibili fenomeni speculativi», sottolinea Carrus.
Il rischio inflazione
L’aumento del prezzo del petrolio ha effetti che vanno ben oltre il distributore. Il trasporto delle merci diventa più costoso e questo si riflette sui prezzi dei prodotti quotidiani, dal supermercato ai negozi di quartiere.
Se i rincari dovessero protrarsi nel tempo, il rischio concreto è l’avvio di una nuova spirale inflazionistica, simile a quella già osservata durante la pandemia e nel periodo della guerra in Ucraina, con una conseguente erosione del potere d’acquisto delle famiglie.
Le richieste delle associazioni dei consumatori
Per evitare un effetto domino sui prezzi, Federconsumatori chiede misure più ampie a sostegno dei cittadini.
«È necessario intervenire rapidamente per garantire trasparenza nei mercati e tutelare il potere d’acquisto dei consumatori», conclude Carrus. «Tra le proposte ci sono un bonus straordinario per le famiglie più esposte ai rincari, l’estensione dei benefici fino a un Isee di 30 mila euro, il ripristino dell’Iva al 10% sul gas e una riduzione degli oneri di sistema sull’energia elettrica di almeno il 25%».
Alma

