Prato, sicurezza sul lavoro: gli operai contestano i sindacati confederali

Nelle fabbriche si lavora come cento anni fa

Oggi a Prato i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una manifestazione di protesta dopo la morte sul lavoro di Luana D’Orazio, 23 anni ma non hanno dato la parola agli operai, ai diretti interessati. Sul palco si sono alternati solo funzionari sindacali ignorando chi vive sulla propria pelle lo sfruttamento quotidiano in fabbrica o nei cantieri. Una cinquantina di lavoratori e lavoratrici hanno contestato il comizio sindacale.

Non si tratta di “tragedie” – spiegano alcuni lavoratori – La realtà è che nel distretto pratese gli infortuni sono quotidiani. Dita amputate, mani schiacciate dai rulli, corpi ustionati dagli acidi o dai liquidi bollenti delle tintorie. Infortuni molto spesso “occultati” e non dichiarati. Vere e proprie mutilazioni che non conquistano l’onore delle cronache. Ma è di queste che dobbiamo parlare oggi se non vogliamo altri morti domani. Oggi siamo tutti d’accordo a definire “intollerabile” la morte di Luana – aggiungono i lavoratori – Ma in questa città fino ad oggi si è tollerato di tutto: negli ultimi 20 anni, nel silenzio si è tollerato che il rispetto delle più elementari garanzie per la salute e la sicurezza diventassero carta straccia: i turni di 12 ore senza giorno di riposo settimanale; il lavoro nero; la più estrema precarietà contrattuale; lavoro notturno selvaggio; negazione di tutele per la malattia e gli infortuni”.

La magistratura ipotizza che Luana sia morta per la rimozione dei dispositivi di sicurezza del macchinario: questo accade quando si trasforma un distretto in una “zona franca” di norme e contratti. E non fa clamore fino al momento della tragedia. “Continueremo a piangere “morti come cinquanta anni fa” finchè nel distretto pratese si lavora come cento anni fa – urlano i lavoratori – Perché è lì che le lancette dei diritti nella “moderna” filiera del fast fashion si sono fermate, dove il meccanismo dell’appalto delle lavorazioni a “conto terzi” produce una corsa all’abbassamento dei costi di produzione e a farne le spese sono sempre i diritti e la sicurezza di chi lavora”

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