Pd punta a ‘maggioranza larga’ per Draghi con Renzi e Salvini che tenga dentro M5s

L’astensione dei pentastellati “sarebbe un dato importante”

Il Partito democratico è pronto a sostenere Mario Draghi e prova a tenere dentro il Movimento 5 Stelle. Il segretario Nicola Zingaretti assicura sostegno all’ex presidente della Banca Centrale Europea, spiegando che con lui “si apre una fase nuova che può portare il Paese fuori dall’incertezza creata da una crisi irresponsabile e assurda”, ma al tempo stesso chiarisce che il Pd “metterà  in campo le sue idee” e cercherà  di “farle pesare nelle scelte”. I vertici democratici, però, vogliono evitare  di ritrovarsi da soli insieme a Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini a sostenere l’ex presidente della Bce.

Per questo Zingaretti ha subito chiesto, e ottenuto, un vertice con Leu e 5 stelle. Un incontro “difficile”, viene raccontato da chi era al tavolo, “interlocutorio”, ma che “ha aperto comunque una breccia”.

Nelle note ufficiali tutti e tre i partiti spiegano che si è deciso di portare avanti un “percorso comune”, sia pure tenendo conto delle “differenze” rispetto a Draghi. A microfoni spenti, chi era alla riunione spiega: “Il nodo su cui lavorare è quello del profilo politico del governo. M5s non accetterà  mai un esecutivo tecnico, alla Monti, ma sul governo politico è disponibile a ragionare. Si tratta di capire fin dove sono disposti ad arrivare”. Del resto, Luigi Di Maio in serata ha evitato di pronunciarsi su Draghi, ribadendo che il punto è lavorare ad un “governo politico“.

Il problema è capire cosa significhi “governo politico”. Può voler dire rimarcare una continuità   con alcune scelte simbolo del governo Conte bis, ma anche e soprattutto prevedere ministri di diretta emanazione dei partiti, magari gli stessi leader. Una soluzione che probabilmente non è quella preferita da Draghi, ma sulla quale si sta ragionando per provare a smuovere il no dei 5 stelle. “Ma può anche significare – continua chi era alla riunione – mettere dei paletti al perimetro“, cioè escludere il centrodestra o almeno Salvini e Fdi.

Un quadro complicato, che Andrea Orlando, dopo l’incontro racconta con evidente preoccupazione. “Avevamo detto che sarebbe stato complicato trovare un nuovo equilibrio”. Il Pd, insiste, lavora per una “maggioranza larga” e questa definizione può essere intesa in molti modi, perchè “anche un’astensione” del Movimento 5 stelle, sarebbe già un dato importante. Permetterebbe al Pd di tenere in vita quell’asse con il Movimento – e con Conte – sul quale Zingaretti, Orlando e Bettini hanno lavorato a lungo.

Quell’asse che, insistono i leader Pd, era il vero obiettivo di Renzi quando ha deciso di aprire la crisi. Il problema è capire fino a che punto il Pd insisterà sulla “maggioranza larga”, ovvero sul coinvolgimento dei 5 stelle. Dario Franceschini è apparso molto meno preoccupato nel tracciare i prossimi scenari, arrivando a dirsi certo che Conte per primo “sosterrà coerentemente Draghi”. Bisogna capire cosa deciderà di fare il Pd se la “maggioranza larga” con i 5 stelle dentro non fosse possibile. Perchè lo scenario di tirarsi indietro e puntare alle elezioni evocato nei giorni scorsi da Bettini non è nemmeno pensabile per la maggior parte dei parlamentari democratici.

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