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Patrizio Spasiano, morto sul lavoro a 19 anni. La mamma Simona: «Le famiglie delle vittime restano sole»

Redazione by Redazione
14 Ottobre 2026
in Attualità, Campania, Caserta, Napoli, Notizie correlate
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A Radio Amore Campania la denuncia della madre: «Spero che il sacrificio di mio figlio serva a cambiare le cose». Il dolore dei familiari, la mancanza di sostegno da parte delle istituzioni e la battaglia per una giustizia giusta

La giustizia per Patrizio, ma anche un cambiamento concreto nella cultura della sicurezza sul lavoro e nell’attenzione riservata alle famiglie di chi perde la vita lavorando. È questo il messaggio lanciato da Simona, mamma di Patrizio Spasiano, intervenuta ai microfoni di Radio Amore Campania nel corso della trasmissione Napoli: meraviglie e contraddizioni, sentimenti e pregiudizi, condotta da Sandro Fucito e dedicata al tema «Aumentano gli incidenti mortali sul lavoro: disumanizzazione e ipocrisia».

Un confronto che ha riportato al centro una tragedia che ha segnato una famiglia e interrogato un intero territorio. Patrizio aveva appena 19 anni quando, il 10 gennaio 2025, morì alla Frigocaserta di Gricignano di Aversa, nel Casertano, azienda che si occupa della conservazione e della distribuzione di prodotti deperibili. Il giovane perse la vita a causa di una fuga di ammoniaca, senza riuscire a mettersi in salvo.

Patrizio era un tirocinante impiegato attraverso un’azienda appaltatrice, con un contratto annuale da 500 euro al mese. Una vicenda che riporta con forza la domanda sulle condizioni di lavoro dei più giovani, sulla prevenzione degli incidenti e sulle responsabilità che dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

LA TRASMISSIONE DI RADIO AMORE SUGLI INFORTUNI SUL LAVORO

Il processo è iniziato, ma l’udienza è stata aggiornata a gennaio. Per Simona, però, l’attesa non è soltanto quella di una sentenza: è la speranza che dalla morte di suo figlio possa nascere una consapevolezza capace di andare oltre le parole.

Simona: «Voglio una giustizia giusta per mio figlio»

Alla domanda su che cosa si aspetti dal processo, la madre di Patrizio risponde con la sofferenza di chi cerca risposte dopo una perdita impossibile da accettare. «È retorico dire che voglio giustizia per mio figlio. Io spero che veramente ci sia una giustizia giusta, perché quello che ha subito mio figlio è stato terribile».

Nelle parole di Simona c’è la richiesta che venga fatta piena luce su quanto accaduto. Ma c’è anche un desiderio più grande: che la tragedia di Patrizio non venga archiviata come l’ennesimo incidente sul lavoro, destinato a occupare per qualche giorno le cronache per poi scomparire dall’attenzione pubblica. «Spero che, quando verranno fuori le cose su quello che è successo veramente a mio figlio, ci sia una presa di coscienza. Non so come dire: che serva a svegliare le coscienze di tutti e che il suo sacrificio non sia stato inutile».

La madre ricorda anche la vicinanza ricevuta da tante persone, dagli amici alle realtà del territorio, comprese le iniziative sportive dedicate a Patrizio. Un affetto che ha rappresentato un sostegno importante per la famiglia, ma che non può sostituire la ricerca della verità e le risposte che spettano a chi ha perso un figlio.

«Le famiglie delle vittime restano sole»

Uno dei passaggi più dolorosi dell’intervento riguarda proprio la solitudine che, secondo Simona, accompagna le famiglie dopo la tragedia. All’indignazione iniziale, alle dichiarazioni pubbliche e alla solidarietà espressa nei giorni successivi non sempre seguono un sostegno concreto e continuativo. Quando succede una tragedia, tutti ne parlano, si fanno i comunicati e le interviste. Poi la famiglia rimane sola, con i suoi problemi

Simona racconta di aver dovuto chiedere personalmente un incontro con il sindaco, sollecitandolo più volte prima di riuscire a parlare con lui. Una testimonianza che mette in evidenza la distanza percepita tra il cordoglio pubblico e l’esperienza quotidiana di chi deve affrontare il lutto. «Noi non abbiamo ricevuto tanta vicinanza, soprattutto dalle istituzioni. Per riuscire a parlare con il sindaco ho dovuto chiedere io un incontro parecchie volte. Alla fine sono riuscita a incontrarlo».

E ancora, il senso di smarrimento di una madre che si è trovata a dover cercare da sola interlocutori e risposte: «Le vittime sono sole. Credo che la cosa più terribile sia che, finché non ti accade, non puoi pensare che possa succedere proprio a te».

Parole che descrivono una condizione che va oltre il caso di Patrizio e riguarda tutte quelle famiglie che, dopo una morte sul lavoro, devono confrontarsi con il dolore, le difficoltà pratiche e la necessità di seguire un percorso giudiziario spesso lungo e complesso.

La solidarietà tra le famiglie e il silenzio delle istituzioni

Nel racconto di Simona emerge anche il legame nato con altre persone che hanno vissuto tragedie simili. Tra queste, i genitori di Luana D’Orazio, la giovane lavoratrice morta in Toscana nel 2021. Esperienze diverse, accomunate dalla perdita di un figlio e dalla richiesta di verità e sicurezza. «Con i genitori di Luana è nato ormai un rapporto di amicizia. Ci sentiamo perché abbiamo voglia di sentirci, perché abbiamo vissuto una tragedia simile. Ma dovrebbero essere le istituzioni a creare questi momenti di solidarietà».

È proprio su questo punto che la testimonianza si fa denuncia. Simona racconta di aver cercato iniziative e forme di sostegno anche presso il Comune di Napoli e alla municipalità di Secondigliano, senza ottenere, a suo dire, le risposte che sperava. «Sono stata io a chiedere di fare qualcosa. Ho chiesto al Comune di Napoli e alla municipalità di Secondigliano se potessero aiutarmi a organizzare qualche iniziativa, ma non ho ricevuto le risposte che mi aspettavo».

La madre di Patrizio descrive così una solitudine istituzionale che, nella sua esperienza, contrasta con la solidarietà ricevuta sul piano umano. Un sostegno arrivato soprattutto da persone e realtà che conoscono direttamente il dramma delle morti sul lavoro.

Tra queste, Simona cita l’Associazione Giuseppe Dell’Uomo, alcune persone incontrate durante questo percorso, i collettivi, i ragazzi di Potere al Popolo e l’Unione Sindacale di Base (USB), che hanno seguito la vicenda e sono rimasti vicini alla famiglia. «Ho trovato soprattutto amicizie e solidarietà umana, anche da parte di chi ha vissuto la mia stessa disgrazia. Ci sono stati i ragazzi, i gruppi di lavoratori e le persone che conoscono questa tragedia. Ma, al di là di questo, non sono mai stata contattata da nessuno».

Un ringraziamento particolare è rivolto a Potere al Popolo e all’USB, che la famiglia considera ormai una presenza costante nel proprio percorso. «Loro ci sono stati vicini da sempre. Hanno seguito la nostra vicenda e ormai fanno parte della nostra famiglia».

Le vedove e i figli dei lavoratori morti: il problema del sostegno dopo la tragedia

Nel corso della trasmissione è stato affrontato anche un tema spesso trascurato nel dibattito pubblico: il futuro dei familiari di chi muore sul lavoro. La discussione ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire sostegno economico, opportunità di inserimento lavorativo e strumenti di accompagnamento alle vedove e ai figli delle vittime. È stata inoltre sollevata la questione dell’effettiva applicazione delle norme sul collocamento obbligatorio dei familiari superstiti, indicando come obiettivo da verificare e perseguire una maggiore responsabilità da parte degli enti pubblici, delle aziende partecipate e degli enti bilaterali come la Cassa Edile e Formedil.

La morte di un lavoratore, infatti, non interrompe soltanto una vita: può compromettere gli equilibri economici e sociali di un’intera famiglia, lasciando coniugi e figli ad affrontare un futuro improvvisamente diverso.

Il tema, discusso durante la trasmissione, si lega direttamente alla denuncia di Simona. La solidarietà non può esaurirsi in una visita, in un messaggio o in una dichiarazione pubblica. Deve tradursi in interventi concreti, sostegno continuativo e attenzione ai bisogni di chi resta.

Sicurezza sul lavoro, dignità e responsabilità

Alla trasmissione hanno partecipato Ciro Crescentini, direttore de Il Desk; Massimo Congiu, giornalista; Marco Sansone, dell’Unione Sindacale di Base (USB); e Nicola Cappabianca, di Potere al Popolo.

Il confronto, condotto da Sandro Fucito, ha affrontato il tema delle morti sul lavoro partendo dalla vicenda di Patrizio per allargare lo sguardo alla sicurezza, alla dignità del lavoro e alle responsabilità che devono essere accertate quando una persona perde la vita durante la propria attività.

La storia del giovane di 19 anni richiama l’attenzione anche sulla condizione dei tirocinanti e dei lavoratori più giovani, sulla formazione, sulla prevenzione dei rischi e sull’effettiva tutela di chi opera all’interno di contesti produttivi complessi. Questioni che richiedono verifiche puntuali e risposte concrete, senza anticipare le conclusioni del procedimento giudiziario.

La trasmissione ha messo in luce anche la contraddizione tra le parole pronunciate dopo una tragedia e la capacità di trasformare quelle parole in azioni. Perché ricordare una vittima significa anche interrogarsi su ciò che può essere fatto affinché altre famiglie non siano costrette ad affrontare lo stesso dolore.

A gennaio, una nuova tappa per chiedere verità

Il processo per la morte di Patrizio è stato aggiornato a gennaio. Per Simona sarà un altro passaggio di un cammino segnato dall’attesa, dal dolore e dalla necessità di conoscere fino in fondo ciò che è accaduto a suo figlio.

La sua richiesta non riguarda soltanto una sentenza. Riguarda la possibilità che la morte di un ragazzo di 19 anni diventi un’occasione per cambiare qualcosa, per rafforzare la prevenzione, per sostenere le famiglie e per non lasciare sole le persone che chiedono giustizia. «Spero che il sacrificio di mio figlio serva a cambiare le cose, che ci sia una presa di coscienza e che si possa cambiare tutti insieme».

È questo il senso più profondo della testimonianza di Simona: fare in modo che il nome di Patrizio non resti soltanto legato a una tragedia, ma continui a richiamare l’attenzione sul valore della vita, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla dignità di chi lavora. Perché dietro ogni morte sul lavoro c’è una persona, una famiglia e un futuro spezzato. E la memoria, per essere autentica, deve tradursi in responsabilità, tutela e cambiamento.

Tags: morti sul lavoropatrizio spasianoRadio Amore Campaniasicurezza sul lavoroSimona Spasiano
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