Proteste in tutta la Francia per chiedere 10 miliardi di euro per la scuola. Scontri a Parigi, Lione, Nantes e Rennes, mentre il governo annuncia nuovi supplenti
Non si arresta la protesta degli studenti francesi, scesi nuovamente in strada per chiedere maggiori risorse alla scuola pubblica, un miglioramento delle condizioni di studio e interventi concreti contro la carenza di docenti. Da Parigi a Marsiglia, passando per Lione, Nantes e Rennes, la mobilitazione ha coinvolto numerose città del Paese, accompagnata da blocchi degli istituti e momenti di forte tensione. Al centro delle rivendicazioni c’è lo stanziamento di 10 miliardi di euro per l’istruzione secondaria. I sindacati studenteschi rivendicano una partecipazione di 480mila persone, mentre il ministero dell’Interno ridimensiona le cifre, parlando di 161500 manifestanti a livello nazionale, di cui 41500 nella capitale.
La giornata segna una nuova tappa della protesta, giunta al quarto atto, e apre la strada a un possibile allargamento della mobilitazione. Le organizzazioni studentesche hanno infatti lanciato un appello a partecipare alla manifestazione dei gilet gialli prevista per sabato 17 ottobre, con l’obiettivo di unire le diverse rivendicazioni sociali. Ryad Rani, presidente dell’Union syndicale lycéenne, ha invitato i manifestanti a proseguire la lotta, dichiarando: «Non cederemo su nulla e non svenderemo nulla. Vi invitiamo a unirvi in massa al movimento dei gilet gialli sabato, per dare finalmente vita a questa convergenza delle lotte».
Secondo il ministro dell’Istruzione, Édouard Geffray, nella giornata sono rimasti chiusi 214 istituti scolastici, un dato in diminuzione rispetto alle settimane precedenti. Le cifre ufficiali indicano 224 scuole bloccate giovedì 8 ottobre e 800 martedì 6 ottobre. Il calo è significativo rispetto ai giorni più intensi della protesta, ma non sembra aver attenuato la determinazione degli studenti, che continuano a giudicare insufficienti le risposte dell’esecutivo.
A Parigi, diversi licei sono stati bloccati fin dalle prime ore del mattino. Un corteo si è diretto verso l’Esplanade des Invalides, nelle vicinanze degli uffici del primo ministro Sébastien Lecornu. Alla protesta davanti al liceo Paul-Éluard di Saint-Denis, nella periferia della capitale, ha preso parte anche l’attivista svedese Greta Thunberg. Manifestazioni e blocchi sono stati segnalati anche a Marsiglia, mentre a Lione gruppi di persone con il volto coperto hanno danneggiato negozi, una banca e arredi urbani. A Nantes si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, che hanno fatto ricorso ai lacrimogeni. A Rennes, invece, un incendio di grandi dimensioni è stato appiccato davanti a un liceo. Nel pomeriggio, ulteriori tensioni sono state registrate a Place Vauban, nei pressi del punto di arrivo del corteo parigino.
Le richieste degli studenti riguardano anche l’abolizione di Parcoursup, la piattaforma utilizzata per l’orientamento e l’accesso all’università, oltre a un piano per affrontare la mancanza di insegnanti e il sovraffollamento delle classi. Il governo ha annunciato l’arrivo di 3mila docenti supplenti nei 114 istituti maggiormente colpiti dalle assenze del personale, precisando che il 35% delle assegnazioni è già stato completato. Una risposta che le organizzazioni studentesche considerano ancora lontana dalle necessità delle scuole. Sébastien Lecornu ha inoltre promesso modifiche alla legge di bilancio per il 2027, con l’intenzione di recepire alcune delle proposte avanzate dai giovani.
Accanto alle rivendicazioni sociali, cresce la preoccupazione per gli episodi di violenza verificatisi durante le manifestazioni. Le autorità riferiscono che nella giornata precedente sono rimasti feriti 20 membri del personale dell’Istruzione pubblica, tra cui cinque dirigenti scolastici. Si tratta del secondo bilancio giornaliero più grave dall’inizio della mobilitazione, dopo quello registrato il primo ottobre. Il totale degli operatori scolastici feriti è salito così a 147. Dall’avvio delle proteste, inoltre, gli arresti effettuati dalle forze dell’ordine hanno superato quota 6mila.
La diminuzione dei blocchi scolastici non sembra dunque sufficiente a chiudere la vertenza. Gli studenti insistono sulla necessità di investimenti strutturali e chiedono che gli impegni annunciati dal governo si traducano in provvedimenti concreti. L’appello ai gilet gialli rappresenta, in questo scenario, un tentativo di ampliare il fronte della protesta e di collegare la crisi della scuola alle altre tensioni sociali del Paese. La manifestazione del 17 ottobre potrebbe diventare un nuovo banco di prova per la capacità del movimento di mantenere alta la partecipazione e ottenere risposte dalle istituzioni.
Ciro Crescentini

