Affitti troppo alti, caro vita e servizi universitari insufficienti: il sindacato studentesco chiede più fondi, borse di studio puntuali e un’università gratuita e accessibile. Al presidio anche la Cgil
La crisi abitativa e l’aumento del costo della vita mettono sempre più in difficoltà chi studia a Napoli, tra affitti insostenibili, servizi universitari insufficienti e spazi inadeguati per la didattica. È da questa emergenza che nasce la protesta dell’Udu Napoli, che questa mattina ha organizzato un presidio davanti alla sede di Corso Umberto I dell’Università degli Studi Federico II, installando tende per denunciare le difficoltà quotidiane di studenti e studentesse e chiedere maggiori investimenti nell’istruzione pubblica, nel diritto allo studio e nell’accesso alla casa. «Napoli quanto ci costi!» è lo slogan scelto per dare voce a una mobilitazione che punta a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle crescenti disuguaglianze.
«Oggi siamo qui, in una delle città che peggio subisce il caro affitti e il caro vita, basti pensare a tutti gli studentati di lusso, a come i fondi pubblici del PNRR sono investiti in studentati che, dopo pochi anni, possono diventare hotel di lusso. Noi non ci stiamo più: abbiamo bisogno di maggiori fondi sul Fondo di Finanziamento Ordinario e non solo, perché non abbiamo più spazi dove seguire le lezioni e perché abbiamo bisogno di un innalzamento della no tax area e di altre tutele», ha dichiarato il coordinatore dell’Udu Napoli, Davide Totaro.

Nelle scorse settimane l’Udu Napoli ha avviato un’interlocuzione con il nuovo governo regionale e con il presidente Roberto Fico, in particolare sul tema delle borse di studio, che continuano a essere erogate con ritardi considerati eccessivi. «Per quanto riguarda, invece, i servizi convenzionati per la mensa relativi all’Adisurc (l’Azienda per il Diritto allo Studio) in tutto il centro storico noi non abbiamo una mensa e abbiamo un solo ente convenzionato per circa 30mila studenti. Il nostro modello ideale è sicuramente quello di un’università gratuita, accessibile e inclusiva», ha aggiunto Davide Totaro.
Al fianco delle studentesse e degli studenti è scesa anche la Cgil Napoli e Campania, presente al presidio con il segretario organizzativo Giuseppe Metitiero, la segretaria confederale Elisa Laudiero e il segretario generale della Fillea Cgil Napoli, Peppe Mele.
«Siamo qui per sostenere la battaglia delle studentesse e degli studenti perché riteniamo che, a partire dal diritto alla casa, che è parte integrante del diritto allo studio, sia importante dare delle risposte alle nuove generazioni. Riteniamo che questo Governo debba prendere atto del fatto che non tutti sono disposti a scappare da questo Paese, ma vogliono costruire un futuro qui. E questi ragazzi, queste ragazze, vanno sostenuti e va investito sulle intelligenze di questo Paese, proprio a partire dalle scuole e dalle università. Il diritto all’istruzione pubblica, laica e gratuita è un diritto che non può essere negato perché è sancito dalla Carta costituzionale. E quindi, come CGIL Napoli e Campania, siamo qui al fianco delle studentesse e degli studenti proprio per rivendicare questo», ha affermato Elisa Laudiero.
La segretaria confederale ha poi richiamato l’attenzione sull’impatto della turistificazione sul mercato abitativo cittadino. «Soprattutto in una città come Napoli, che ormai offre pochissimo in termini di posti a disposizione, con costi sempre più elevati a causa della turistificazione di massa di questa città. E quindi pretendiamo che tutte le istituzioni, dal governo locale a quello nazionale, prendano delle decisioni e diano delle risposte chiare in merito a questa vera e propria emergenza», ha sottolineato Elisa Laudiero.

Il diritto alla casa e la difesa della scuola pubblica saranno anche al centro della piattaforma rivendicativa che la Cgil porterà in piazza sabato 17 ottobre a Roma, in occasione della manifestazione nazionale «La Via Maestra». «Una mobilitazione che parte dalle piazze. Insieme alla rete de “La Via Maestra”, di cui fa parte anche l’Udu con la Rete degli Studenti Medi e altre organizzazioni studentesche, riteniamo che il 17 ottobre sia un punto di partenza per unire le mobilitazioni, per unire le rivendicazioni a questo Governo e per far sentire la nostra voce, così come sta succedendo in Francia e Spagna», ha concluso Elisa Laudiero.
