Il presidente di Azione Cattolica Giuseppe Notarstefano, Caritas Italiana, Acli, Famiglia Cristiana e la Conferenza Episcopale Italiana invitano i cittadini a partecipare alla consultazione: “L’astensione svuota la democrazia”. Un fronte diverso dalla CISL
In un contesto politico e sociale segnato da crescente disaffezione verso le urne e da un silenzio assordante della grande politica, arriva una presa di posizione chiara e netta: il mondo cattolico invita i cittadini a votare. L’occasione è quella dei referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno, cinque quesiti che toccano temi centrali per il futuro del Paese, dal lavoro alla cittadinanza.
A guidare l’appello è Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica, che durante una conferenza stampa ha ribadito la coerenza tra il voto e l’impegno assunto nel convegno ecclesiale di Trieste dello scorso anno. “Non andare a votare è una possibilità prevista dalla democrazia – ha detto – ma per noi è meglio partecipare. È un gesto di responsabilità e fedeltà alla cittadinanza attiva”.
Una chiamata collettiva alla responsabilità
Il messaggio è condiviso da Caritas Italiana e dalle Acli. Emiliano Manfredonia, presidente dell’associazione cristiana dei lavoratori, definisce la partecipazione al voto come “il primo antidoto per non smantellare la democrazia”. Manfredonia non nasconde le difficoltà legate alla data scelta – un weekend di inizio estate – ma invita a non farsi condizionare: “Dobbiamo riconnetterci alla vita pubblica. La democrazia è impegno quotidiano, non solo un appuntamento elettorale”.
Secondo il leader delle Acli, in un’epoca di disintermediazione, il referendum è una delle poche forme rimaste di protagonismo diretto dei cittadini. “Votare – afferma – è prendersi in mano il proprio destino. È una forma di responsabilità e di libertà”.
La CEI: “Partecipare è custodire la democrazia”
Il sostegno al voto arriva anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, con parole che pesano. In una nota firmata dal vicepresidente della CEI, monsignor Francesco Savino, si legge: “L’astensione può diventare una forma di impotenza deliberata, un silenzio che svuota la democrazia”. Il vescovo di Cassano allo Ionio sottolinea come il referendum chiami ogni cittadino – credente o meno – a un gesto di “carità sociale” e a una presa di posizione su temi cruciali per la convivenza civile.
Tra questi, Savino evidenzia in particolare il quesito sulla cittadinanza, che propone di ridurre da dieci a cinque gli anni necessari per ottenere la cittadinanza italiana per chi risiede stabilmente nel Paese. “Non è una concessione – chiarisce – ma il riconoscimento di una realtà già in atto. Questo referendum interpella la nostra coscienza”.
Famiglia Cristiana: “L’astensione è un errore”
Famiglia Cristiana, storico settimanale del cattolicesimo italiano, dedica un’intera inchiesta ai referendum, rompendo con una lunga tradizione di cauta neutralità. Il messaggio è inequivocabile: “Astenersi è sbagliato. È inaccettabile che a lanciare segnali di disimpegno sia persino il presidente del Senato”.
In prima pagina, la rivista sceglie il volto simbolico di Inna Petrova, moldava, in Italia dal 2002. L’8 giugno voterà per la prima volta. “Dopo anni di attesa, è come se la mia voce valesse quanto quella degli altri. Ora posso dire: ‘Ci sono anch’io’”. Un messaggio potente, che restituisce umanità a un dibattito spesso chiuso in slogan.
Il lavoro al centro: “Contro la precarietà, per la dignità”
Quattro dei cinque referendum sono stati promossi dalla Cgil e riguardano il mondo del lavoro. Obiettivo: cancellare gli effetti del Jobs Act, rafforzare le tutele nei contratti, nei licenziamenti, nella sicurezza. Il segretario generale Maurizio Landini ha definito i quesiti “una battaglia di civiltà”, criticando duramente chi – come la Cisl – li ha giudicati “antistorici”.
“La precarietà è antistorica – ribatte Landini – non chi la combatte. Se vincessero i sì, milioni di lavoratori avrebbero una tutela reale contro gli abusi”.
Una frattura simbolica: i cattolici sociali prendono le distanze dalla Cisl
Forse il vero scossone non sta tanto nei contenuti dei referendum, quanto nei loro sostenitori. Il mondo cattolico, da tempo spettatore silenzioso, oggi si dissocia apertamente dalla Cisl, storicamente vicina al cattolicesimo sociale. A prenderne il posto in questa battaglia di partecipazione sono le Acli, la Comunità di Sant’Egidio, Famiglia Cristiana. E lo fanno con una postura precisa: schierarsi dalla parte degli esclusi.
Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, scrive: “La politica che ostacola la cittadinanza è cieca. L’Italia ha ancora energie per integrare. Serve una visione diversa, non la retorica dell’invasione”.
Una sfida oltre il voto
I referendum dell’8 e 9 giugno sono molto più di una consultazione su norme legislative. Sono un banco di prova per la coscienza civile del Paese. Parlano di lavoro, diritti, inclusione. E mentre gran parte della politica resta silente, il mondo cattolico sociale ha scelto di alzare la voce. Non per indicare come votare, ma per ribadire che partecipare è già un gesto di cambiamento.
Come ricorda il titolo della nota della CEI: “Partecipare è custodire la democrazia”. E oggi, quella democrazia, ha più che mai bisogno di essere custodita.
Nino Stella

