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Napoli, Luca Musella: “fascisti e finti antifascisti hanno trasformato la povertà in un crimine”

Redazione by Redazione
1 Gennaio 2025
in Attualità, Napoli, Notizie correlate
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Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Escludere la sofferenza: esseri Umani come incomodi, immondizie, da allontanare dallo struscio commerciale dei sinistri. La Galleria di Napoli verrà chiusa, con cancellate che ricordano sipari: questo è il progetto della nuova Napoli del cuoppo fritto. Il sipario come simbolo di messa in scena, di finzione, dove il Cittadino, ridotto a consumatore, deve interpretare ad orario il ruolo del pollo da spennare, almeno fino a che ha salute e soldi per farlo. Poi?

Il pericolo fascista, che tanto scuote i salotti rosé, diventa esercizio puramente stilistico, laddove i paladini dell’antifascismo, si fanno fautori di un liberalfascismo altrettanto crudele. Città come Napoli-Roma-Milano mi sembra abbiano giunte di centro sinistra, eppure hanno sposato o stanno per farlo tutte le misure drago-meloniane atte a trasformare la povertà in un crimine, la disfunzione in ergastolo, la fragilità psichiatrica in pena di morte. Si legge che il Sindaco Manfredi chiude la galleria con cancelli per motivi di “prudenza”. Come se per cancellare la fame, la malattia, la solitudine bastasse un cancello. Decoro e sicurezza come vuote parole d’ordine dei migliori. Ma cosa sono? Baluardi del buon commercio e meccanismo principe per eliminare Diritti e Tenerezze di Cittadinanza.

Zone rosse, istituite sempre con lo stesso intento, dove si diventa indesiderati, come clandestini in patria. La marginalità che diventa cronica: pedine di scambio e di valore economico per i sempre più famelici e ambigui eserciti della bontà terzosettoriati.  La Napoli del mare, quella poetica capacità di ridere del proprio destino, in mano a burocrati grigi, pronti a sventarne l’identità, pur di favorire poteri sozzi e feudali di sempre.

Esclusione, quindi, in base al forse più feroce dei verdetti: lo stigma. Ogni plotone di esecuzione ha usato armi diverse, pietre, frecce, pallottole: il liberal fascismo uccide con le parole, con il silenzio, con l’assenza di intelligenza, oltre che di Umanità.

Noi? Zitti, indifferenti, precipitati lentamente nella trasformazione da Cittadini in consumatori. Sostituendo il “costretti a sanguinare”, con il viscido “costretti a consumare”, dove ogni cornice di Lotta si affievolisce: ingolfata nei nuovi conformismi rosé, ancora più pericolosi di quelli fascioleghisti. Proprio perché soft, ragionevoli, ovattati da colte elucubrazioni sulla necessità di un progresso che ci rende idioti, oltre che inutili. Una melma dolciastra, soporifera, in cui le Identità politiche vengono liquefatte, fino a diventare marche di scarpe, sciarpe, slogan vuoti di consistenza, da ripetere a ritornello per ricordare altri noi stessi. Una coercizione mentale, non fisica, fatta di disinformazione, di nevrosi e di mancanza di punti di riferimento sui territori. Goccia a goccia, come dopati, si svuoteranno le nostre coscienze, fino a rendere il nostro sguardo vitreo come quello dei morti.

Le trincee di guerra nelle nostre città: il continuo e brutale attacco agli Ultimi. Il vile incattivirsi contro i loro cartoni umidi, le loro misere coperte. Una Cittadinanza attiva dovrebbe incendiarsi: ma tutto scorre, almeno fino al prossimo aperitivo. Fascismo e liberalfascismo mettono in scena se stessi in modo diverso, vero, ma sono la stessa cosa. L’unico calore Umano che rimane ai barboni, spesso, è quello dei propri cani: un amore che commuove proprio perché non chiede, non giudica, non indietreggia davanti al freddo o allo scuorno. Eppure molti dormono in galleria perché i burocrati della bontà non fanno entrare i cani nei dormitori.  Auguri di buon anno.

Luca Musella

Tags: luca musellapoveri
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