Presidio di solidarietà internazionalista: “Difendere Maduro significa difendere l’autodeterminazione dei popoli”
Circa 500 persone si sono ritrovate alla Rotonda Diaz, sul lungomare di Napoli, per un presidio politico promosso da Potere al Popolo, Unione Sindacale di Base, collettivi studenteschi e da altre organizzazioni solidali con il Venezuela bolivariano. Una manifestazione partecipata e determinata, che ha rilanciato con forza due parole d’ordine chiare: libertà immediata per il presidente Nicolás Maduro e piena solidarietà al popolo venezuelano, oggi sotto attacco dell’imperialismo statunitense.
La scelta del luogo non è stata casuale. A pochi metri dal consolato degli Stati Uniti, protetto da un imponente cordone di polizia in assetto antisommossa, i manifestanti hanno denunciato il ruolo di Washington nelle operazioni di destabilizzazione contro Caracas, indicando negli Stati Uniti il principale responsabile dell’escalation di violenza e delle ingerenze contro la sovranità venezuelana.
Dal presidio è arrivata una condanna netta di quello che è stato definito “terrorismo a stelle e strisce”, così come un sostegno esplicito al progetto politico del Venezuela bolivariano, indicato come una delle poche esperienze concrete di alternativa al modello neoliberista, allo sfruttamento e alla guerra permanente del capitalismo occidentale.
Nel corso degli interventi pubblici è stata annunciata una nuova mobilitazione per sabato 10 gennaio, in adesione a una giornata di lotta nazionale. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare in tutte le città italiane una rete di solidarietà internazionalista, ribadendo che difendere la rivoluzione bolivariana significa difendere il diritto dei popoli all’autodeterminazione.

Nel mirino delle critiche anche il governo Meloni e l’Unione Europea, accusati di allinearsi senza riserve alle politiche aggressive dell’amministrazione Trump. Secondo i manifestanti, la complicità europea rientra in una più ampia strategia imperialista già evidente, come sottolineato più volte, nel sostegno occidentale al genocidio in Palestina.

Momenti di tensione si sono verificati quando un gruppo di giovani venezuelani residenti a Napoli ha manifestato il proprio dissenso nei confronti del corteo. Si tratta — secondo quanto denunciato — di esponenti di famiglie benestanti, fuoriuscite dal Venezuela da decenni perché incompatibili con il processo socialista, che hanno tentato una contestazione organizzata documentando tutto con i telefoni cellulari.

Una dinamica che, secondo diversi partecipanti, richiama episodi già avvenuti in città, come la protesta messa in scena da gruppi ucraini lo scorso 22 dicembre all’Università di Napoli contro l’ANPI e il professor Angelo D’Orsi. Provocazioni mirate, denunciano gli organizzatori, spesso amplificate da circuiti mediatici compiacenti, nel tentativo di delegittimare le voci solidali con i popoli che resistono all’imperialismo.
Ciro Crescentini

