La Corte d’Assise d’Appello di Napoli riconosce le responsabilità, ma dichiara estinto il reato per prescrizione. Medicina Democratica rilancia la proposta di introdurre il reato di omicidio da lavoro. E denuncia: a Bagnoli l’emergenza amianto e le mancate bonifiche continuano a rappresentare una grave minaccia per la salute pubblica
La giustizia arriva a riconoscere le responsabilità, ma quando si tratta di rispondere della morte di lavoratori esposti per anni all’amianto, il rischio è che il tempo finisca per cancellare le conseguenze penali. È quanto accaduto ancora una volta nella vicenda Eternit di Bagnoli, dove la prescrizione ha impedito che si arrivasse a una piena risposta giudiziaria per le morti provocate dall’esposizione alle fibre killer. Una vicenda che riporta al centro una questione drammatica: può il trascorrere degli anni impedire che si faccia giustizia per chi ha perso la vita a causa del proprio lavoro?
A sollevare nuovamente il problema è Medicina Democratica, parte civile nel processo Eternit Bagnoli, che dopo la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Napoli del 27 ottobre 2026 rilancia una proposta precisa: introdurre nell’ordinamento il reato di omicidio da lavoro, prevedendo una disciplina che impedisca alla prescrizione di trasformarsi in uno strumento capace di sottrarre i responsabili alle conseguenze penali. «Tutti gli infortuni e le malattie professionali, con esito mortale, vanno considerati omicidi da lavoro», ha dichiarato Paolo Fierro, vicepresidente nazionale di Medicina Democratica. L’obiettivo, spiega l’associazione, è fare in modo che le morti causate dalle condizioni di lavoro, dall’esposizione a sostanze nocive e dalla mancata tutela della salute non finiscano dimenticate nelle lungaggini dei procedimenti giudiziari.
Il caso Eternit e la prescrizione: ancora una volta niente pena
Al centro della vicenda c’è l’imprenditore svizzero Schmidheiny, per il quale in precedenza era arrivata una condanna a 12 anni. Secondo la ricostruzione di Medicina Democratica, la prescrizione è maturata dopo un ulteriore allungamento dei tempi processuali, favorito anche dalla richiesta di traduzione in tedesco della precedente sentenza di condanna. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha dunque riconosciuto la colpa, ma ha dichiarato estinto il reato per prescrizione, impedendo che la condanna producesse ulteriori conseguenze penali.
Per Medicina Democratica, non si tratta di un episodio isolato, ma di un problema che riguarda il modo in cui vengono affrontati giudiziariamente i grandi disastri ambientali e le malattie professionali con conseguenze mortali. L’associazione richiama anche un’altra scelta processuale che, a suo giudizio, ha contribuito ad allungare i tempi: lo scorporo del processo relativo a Bagnoli dal procedimento Eternit di Torino. Una separazione che avrebbe comportato un ulteriore ritardo, fino a rendere ancora più difficile arrivare a una conclusione giudiziaria prima della prescrizione.
Da qui la richiesta di una nuova fattispecie di reato che riconosca la specificità delle morti legate al lavoro e impedisca che le responsabilità penali vengano neutralizzate dal trascorrere del tempo.
Bagnoli, il dramma non è finito: l’amianto e le bonifiche ancora da affrontare
Ma la questione, secondo Medicina Democratica, non può essere ridotta soltanto all’esito del processo. Perché mentre nelle aule giudiziarie si discute di responsabilità e prescrizione, a Bagnoli resta aperta una ferita ambientale e sanitaria che riguarda l’intero territorio. «La giustizia ambientale ancora una volta non riceve una risposta esaustiva dalle aule del tribunale», ha sottolineato Paolo Fierro. Il vicepresidente nazionale di Medicina Democratica precisa che l’associazione non si aspetta dall’iter giudiziario «una sorta di nemesi per i crimini ambientali», ma chiede soprattutto che si arrivi finalmente a una soluzione concreta per l’inquinamento presente nell’area.
Un inquinamento prodotto dalle aziende che hanno operato nel territorio a partire dal secolo scorso. Nel caso specifico dell’amianto, il riferimento è naturalmente all’Eternit, ma il problema riguarda anche altre realtà industriali che hanno segnato profondamente la storia di Bagnoli: la Cementir e la stessa Italsider.
Proprio le attività industriali del passato hanno lasciato una pesante eredità ambientale. Medicina Democratica richiama in particolare l’attenzione sulle scorie altamente nocive dell’Italsider, che sarebbero state nascoste sotto uno strato di cemento, il cosiddetto capping, destinato a coprire la colmata a mare.
Un’area che, secondo la denuncia dell’associazione, per decenni è stata utilizzata come luogo di sversamento dei rifiuti industriali dell’Italsider. Una situazione che alimenta interrogativi e preoccupazioni sul futuro della bonifica e sulla reale soluzione delle criticità ambientali accumulate in decenni di attività industriale.
I dati sulla mortalità: a Bagnoli il mesotelioma resta un’emergenza
A rendere ancora più preoccupante il quadro sono i dati sanitari richiamati da Medicina Democratica. Secondo gli ultimi dati del Registro tumori dell’ASL Napoli 1, a Bagnoli persiste un picco particolarmente elevato di mortalità per mesotelioma e carcinoma ovarico, con valori superiori non soltanto a quelli registrati nell’intera città di Napoli, ma anche a quelli rilevati a livello nazionale.
Il dato relativo al mesotelioma è particolarmente significativo: a Bagnoli si registrano 2,3 morti ogni 100mila abitanti, contro una media nazionale di 0,08 ogni 100mila abitanti.
Una differenza che, secondo l’associazione, conferma quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione sulle conseguenze sanitarie dell’esposizione all’amianto e sulle condizioni ambientali del territorio.
Il mesotelioma è una patologia strettamente associata all’esposizione alle fibre di amianto e può manifestarsi anche molti anni dopo il contatto con il materiale cancerogeno. Per questo il problema non riguarda soltanto il passato industriale di Bagnoli, ma investe anche il presente e il futuro della popolazione.
«Mai più»: la proposta di Medicina Democratica
È proprio dall’intreccio tra la vicenda giudiziaria Eternit, le morti per esposizione professionale e l’emergenza ambientale ancora irrisolta che nasce il nuovo appello di Medicina Democratica. L’introduzione del reato di omicidio da lavoro, nelle intenzioni dell’associazione, dovrebbe rappresentare uno strumento per riconoscere pienamente la gravità delle morti causate dall’attività lavorativa e impedire che procedimenti di questo genere si concludano senza conseguenze penali a causa della prescrizione.
Non basta, però, intervenire sul piano delle norme. Per Medicina Democratica occorre anche affrontare concretamente il problema delle bonifiche, verificare le condizioni ambientali delle aree industriali dismesse e garantire la tutela della salute di chi vive nei territori segnati da decenni di contaminazione.
La vicenda di Bagnoli, dunque, resta aperta su due fronti: quello della giustizia per le vittime dell’amianto e quello della restituzione di un ambiente sicuro alla popolazione.
Il messaggio lanciato dall’associazione è netto: le morti provocate dal lavoro non possono diventare soltanto numeri negli archivi giudiziari o statistiche nei registri sanitari. Dietro ogni dato ci sono persone, famiglie e comunità che chiedono risposte.
«Mai più» è la parola d’ordine di Medicina Democratica. Perché la morte sul lavoro, anche quando arriva dopo anni di esposizione a sostanze cancerogene, non può essere considerata una vicenda destinata a finire nel silenzio della prescrizione.
Ciro Crescentini
