Il presidente della Repubblica: “Camorra e mafie possono essere sconfitte. Il mio è un incoraggiamento, non un monito”

NAPOLI – Precisa che “Il mio è un incoraggiamento, non un monito”. Forse perché verso i moniti presidenziali si è sviluppata negli anni un’allergia. Sergio Mattarella consegna questa chiosa al suo discorso prima di lasciare l’istituto Davide Sannino Petriccione di Ponticelli. Parole in cui la retorica del cerimoniale si alterna alla schiettezza delle esortazioni

“Ragazzi, permettetemi di dirvi: andate a scuola! Andateci. Non ne fuggite. Non fatevi vincere dalla sfiducia. La scuola è vostra, così come vostro è il futuro”. Un appello da integrare alla promessa che “la camorra e le mafie possono essere sconfitte. La camorra e le mafie saranno sconfitte”. E per vincere la guerra, viene da sé, la scuola sarà l’arma primaria di lungo periodo. “E voi, giovani di Napoli – aggiunge il capo dello Stato – sarete alla testa di questa storica vittoria”.

“Liberi dalle mafie, dalle cosche, da ogni condizionamento illecito – prosegue Mattarella -. Voglio ripeterlo con forza mentre Nicola Barbato, della Polizia di Stato, lotta per la vita: a lui va affetto e riconoscenza”. Il discorso del presidente non tralascia il tema dei migranti, altro capitolo in cui la scuola riveste un ruolo centrale.

“E’ importante per l’Italia, e per l’Europa intera, il modo con il quale saremo capaci di integrare i figli dei migranti. “La scuola italiana  – spiega – ospita oggi ottocentomila studenti stranieri: più della metà di questi è nata in Italia”.

(Foto Ufficio Stampa Quirinale)

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