Il tema delle armi all’Ucraina domina il confronto a “Nova”. Applausi per Ricciardi: “Continuare a inviare armi allontana la pace”
Dalla politica estera alla sanità, passando per il welfare e il rapporto con l’Europa. È un’agenda politica costruita su alcuni punti considerati irrinunciabili quella che emerge da “Nova – Parola all’Italia”, la due giorni di confronto che riunisce la base del Movimento 5 Stelle. Attivisti, eletti e rappresentanti delle associazioni si incontrano per discutere e sottoporre al voto degli iscritti i venti punti del programma elaborato nei mesi scorsi attraverso un percorso di partecipazione.
Tra i temi che accendono maggiormente il confronto c’è quello del riarmo europeo e, più in generale, del sostegno militare all’Ucraina. Una posizione che, soprattutto tra i giovani del Movimento, viene indicata come uno degli elementi destinati a caratterizzare il profilo politico del M5S e a distinguerlo dalle scelte compiute dall’attuale maggioranza di governo e dalle istituzioni europee.
Nel pubblico di “Nova” il messaggio arriva con chiarezza. Un attivista proveniente da Agrigento sintetizza così il sentimento di una parte della platea: “Non abbiamo necessità di riarmaci mentre abbiamo ospedali e scuole che cadono a pezzi”. Il tema delle priorità sociali si intreccia dunque con quello della politica internazionale: alle risorse destinate alla difesa viene contrapposta la richiesta di maggiori investimenti nei servizi pubblici, nella sanità e nell’istruzione.
Dal palco, il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera Riccardo Ricciardi rilancia la posizione contraria alla prosecuzione degli invii di armi: “Continuare a inviare armi allontana la pace”. Le sue parole vengono accolte dagli applausi della platea, confermando quanto il tema sia centrale nel confronto interno al Movimento.
Una linea che trova particolare riscontro tra le nuove generazioni. Francesco Spanghero, referente regionale del network giovani M5s del Friuli Venezia Giulia, individua proprio nella politica estera uno dei terreni sui quali il Movimento chiede una discontinuità rispetto al centrosinistra: “Il riarmo e le armi all’Ucraina non sono negoziabili, ci dev’essere una svolta da parte della coalizione progressista e che si differenzi dalla politica estera di Meloni e dell’Unione Europea”.
Il confronto sul riarmo attraversa però anche il Partito democratico e il suo mondo giovanile. Una settimana prima, la leader dei giovani del Pd Virginia Libero aveva lanciato un invito alla diserzione, riaccendendo il dibattito interno al centrosinistra sulle politiche di difesa e sulle scelte europee.
Da “Nova”, il network giovanile del Movimento guarda quindi con interesse a quei segnali di convergenza, pur sottolineando le differenze interne ai dem. Ivan Carlone, esponente del network giovani piemontese, osserva: “Ci fa piacere che anche nei Giovani democratici ci sia questa voglia di essere davvero progressisti e quindi dire no al riarmo – conclude Ivan Carlone, del network giovani piemontese – non so però come la pensino i senior del Pd dato che hanno varie anime, mentre noi siamo compatti su questo”.
Il no al riarmo si inserisce così in una piattaforma più ampia, nella quale il Movimento mette insieme politica estera, welfare e difesa dei servizi pubblici. Il voto sui venti punti rappresenta il passaggio finale di un percorso di discussione che punta a definire le priorità della base e, attraverso il confronto tra iscritti, eletti e associazioni, a delineare l’identità politica del Movimento nei prossimi passaggi.
Ciro Crescentini

