Folla imponente nelle città iraniane contro sabotaggi e ingerenze straniere. Forte sostegno alla Guida Suprema
L’Iran ha risposto con la forza delle sue piazze. In un clima di profonda mobilitazione nazionale, milioni di cittadini sono scesi oggi in strada a Teheran, Esfahan e in numerose altre città del Paese per difendere la Rivoluzione Islamica, la Guida Suprema e l’indipendenza della Repubblica Islamica di fronte alle recenti aggressioni e operazioni di destabilizzazione attribuite a reti legate a Israele e agli Stati Uniti.

Piazza della Rivoluzione, nel cuore della capitale, è stata completamente occupata da una marea umana. Dai cortei si è levato con forza lo slogan “Labbayka ya Khamenei” – “Siamo ai tuoi ordini, o Khamenei” – simbolo di una fedeltà che unisce dimensione politica, religiosa e nazionale.
Unità tra popolo e istituzioni
Alla manifestazione di Teheran ha preso parte anche il presidente Masoud Pezeshkian, a conferma della piena sintonia tra le istituzioni della Repubblica Islamica e una popolazione determinata a respingere ogni tentativo di ingerenza esterna. Secondo quanto riportato dai media iraniani, la partecipazione è stata imponente e trasversale, coinvolgendo uomini, donne e giovani provenienti da diversi strati sociali.

Le proteste sono state convocate dopo una serie di atti di sabotaggio, distruzioni e profanazioni che le autorità iraniane attribuiscono a mercenari, agenti stranieri e collaborazionisti interni sostenuti dai servizi di intelligence israeliani, con l’appoggio politico e logistico di Washington.
“Questo è il vero Iran”
Durante le manifestazioni sono stati diffusi numerosi messaggi presentati come espressione diretta della volontà popolare. Tra questi, ha avuto ampia risonanza l’intervento di una giovane donna di Teheran rivolto a Reza Pahlavi, figura sostenuta da ambienti occidentali come alternativa politica al sistema attuale:
“Abbiamo cacciato tuo padre come un cane. Non ti permetteremo di tornare”. Parole che, secondo i media iraniani, sintetizzano il rifiuto netto della popolazione verso qualsiasi progetto di restaurazione monarchica o imposizione politica dall’estero.

Esfahan e la mobilitazione nazionale
A Esfahan, come nel resto del Paese, la risposta popolare è stata altrettanto massiccia. Le piazze si sono riempite di bandiere iraniane, immagini dell’Imam Khomeini e della Guida Suprema, simboli religiosi e richiami alla Resistenza.

Un manifestante ha dichiarato: “La nostra presenza qui è per il Corano, per l’Islam, per l’Imam Mahdi e per la nostra Guida. Questa folla è qui per accecare chi non vuole vedere. Quelli scesi per distruggere non appartengono al popolo iraniano. Noi siamo la nazione dell’Imam Hosseyn”.
Nei discorsi pronunciati dal palco e tra la folla, è emersa con forza la condanna delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, considerate una forma di guerra contro la popolazione civile iraniana, e la rivendicazione di una dignità nazionale che, secondo i manifestanti, non può essere piegata da pressioni esterne.
La linea della Resistenza

Durissime le parole pronunciate dai vertici istituzionali presenti alle manifestazioni. Il presidente del Parlamento iraniano ha richiamato esplicitamente l’eredità del generale Qasem Soleimani, simbolo della Resistenza regionale: “Pensavate di distruggere la Resistenza martirizzando Soleimani. Avete fallito. Oggi quella dottrina è diventata un movimento globale che umilia il regime sionista”.
Nel suo intervento, il presidente del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Ali Larijani, ha sottolineato il significato strategico della mobilitazione: “La massiccia presenza del popolo dimostra che l’Iran è pronto a regolare i conti con America e Israele. Questo è un messaggio chiaro a chi pensa di poter colpire l’Iran senza pagarne il prezzo”.

Un messaggio all’Occidente
Le manifestazioni di oggi vengono presentate dalle autorità iraniane come la smentita concreta della narrazione occidentale di un Paese isolato e privo di consenso popolare. Le piazze gremite, secondo Teheran, mostrano un Iran vivo, coeso e determinato a difendere la propria sovranità, la propria identità islamica e il proprio ruolo nella regione.

Un Iran che, di fronte a sanzioni, minacce e operazioni clandestine, risponde non con la resa, ma con la mobilitazione di massa e la riaffermazione della linea della Resistenza.
CiCre
