Mohammed, 30 anni, escluso dal ruolo di steward per presunti problemi di sicurezza legati al suo attivismo politico
Mohammed, 30 anni, originario di Nablus in Cisgiordania e rifugiato politico in Italia dal 2021, racconta di aver vissuto un’esperienza amara alle Olimpiadi invernali di Cortina. Steward per la sicurezza agli ingressi, è stato allontanato dall’incarico pochi giorni dopo l’inizio dei giochi, senza spiegazioni ufficiali dettagliate.
Il giovane palestinese era stato assunto il 24 gennaio da One Group, una società romana con un fatturato di quasi 6 milioni di euro nel 2024, specializzata in eventi e appalti sportivi. Il contratto, valido per sette settimane, prevedeva una paga di circa 8 euro netti l’ora, comprensiva di ferie e straordinari, più un’indennità giornaliera per i pasti. Mohammed, come racconta, ha dormito in alloggi condivisi con altri colleghi, in stanze spesso sovraffollate e con un solo bagno a disposizione. Le condizioni lavorative, dicono sindacati e lavoratori, si collocavano al limite dello sfruttamento: turni fino a 12-14 ore, ritardi nei pagamenti e standard minimi al di sotto della soglia costituzionale.
Mohammed ha lavorato regolarmente dal 28 gennaio al 3 febbraio. Poi, la mattina del 4 febbraio, ha ricevuto un messaggio urgente dal suo responsabile: doveva contattarlo immediatamente. Durante la telefonata gli è stato comunicato che i controlli di sicurezza avevano rilevato “qualche problema”. Il coordinatore ha citato vagamente un arresto avvenuto in passato, senza fornire dettagli. “Ho chiesto più volte se fosse per la mia nazionalità, ma non ho ottenuto risposta”, racconta Mohammed.
L’arresto a cui si fa riferimento risale a quando aveva vent’anni. Cresciuto come parte della cosiddetta “generazione Oslo”, i giovani palestinesi che non hanno visto realizzarsi gli accordi del 1993 tra Israele e Palestina, Mohammed è stato detenuto per un anno e mezzo in Israele, in seguito a un blitz notturno nella sua abitazione. Dopo la scarcerazione, si è laureato in Scienze Politiche e ha cercato asilo in Italia approfittando di un volo in transito a Roma. Da allora ha svolto lavori come autista, barman e addetto in autonoleggi, prima dell’impiego alle Olimpiadi.
Il licenziamento è arrivato a voce il 4 febbraio, con conferma scritta su WhatsApp il giorno successivo. La comunicazione ufficiale indicava il mancato superamento del periodo di prova di sette giorni, ma la lettera non riportava nemmeno il nome del destinatario, limitandosi a un generico “Spett.le”. Successivamente, One Group ha rilasciato una nota ufficiale chiarendo che il mancato impiego era legato a un controllo di sicurezza richiesto dalla Fondazione Milano Cortina, senza entrare nei dettagli delle motivazioni.
Gli avvocati di Mohammed, Giulia Di Pasqua, Marianna Raffa e Alessia Ragusa dello studio LawforChange, hanno impugnato il licenziamento, denunciando un trattamento discriminatorio basato sulla nazionalità e sull’attivismo politico del loro assistito. Mohammed ha partecipato in passato a manifestazioni in Italia a sostegno di Gaza e in solidarietà con connazionali coinvolti in processi controversi, ma non ha precedenti penali in Italia. “Si tratta di un parere negativo al suo impiego, non di un arresto. Ma il motivo sembra essere legato esclusivamente alla sua attività politica, che in sé è legittima”, spiegano gli avvocati.
La vicenda, secondo le difese, si inserisce in un quadro più ampio di violazioni dei diritti dei lavoratori durante i Giochi Olimpici, dove le condizioni di impiego di molte figure temporanee sono state già oggetto di critiche. Mohammed ha vissuto personalmente una situazione che unisce precarietà, ritardi nei pagamenti e, in questo caso, discriminazione per motivi politici.
“Ho lavorato giorni interi in condizioni difficili, per una paga minima e con la prospettiva di ricevere lo stipendio mesi dopo. Poi mi hanno licenziato senza spiegazioni concrete. È stato un trattamento ingiusto”, conclude Mohammed, determinato a far valere i suoi diritti davanti alla magistratura del lavoro.
Ciro Crescentini
