Valutazione degli esperti – Cardiochirurghi italiani confermano l’impossibilità dell’intervento
Per giorni la speranza ha convissuto con la tensione nei corridoi dell’ospedale Monaldi di Napoli. La madre del piccolo Domenico, due anni e quattro mesi, ha continuato a sperare in un miracolo: un nuovo cuore da impiantare al figlio. Ma i pareri degli esperti sono stati chiari e convergenti: un secondo trapianto non era possibile.
La decisione definitiva è stata presa dopo un confronto collegiale tra i maggiori specialisti italiani in cardiochirurgia pediatrica, tra cui il professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio del Bambino Gesù di Roma, il professor Giuseppe Toscano dell’Università di Padova, il dottor Amedeo Terzi dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo e Carlo Pace Napoleone del Regina Margherita di Torino.
In una nota ufficiale, l’Azienda Ospedaliera dei Colli ha confermato: “Alla luce delle condizioni cliniche e degli ultimi esami strumentali, il bambino non è compatibile con un nuovo trapianto. La Direzione Strategica esprime la più sincera vicinanza alla famiglia”.
Il cuore “bruciato” e le indagini in corso
Il dramma del piccolo Domenico è iniziato il 23 dicembre scorso, quando un cuore proveniente da un bambino di 4 anni della Val Venosta è stato impiantato ma si è rivelato danneggiato, rendendo impossibile l’intervento. Il percorso dell’organo, trasportato in ambulanza fino all’elicottero e poi via aereo verso Napoli, è oggi oggetto di indagine da parte dei Nas di Napoli e Trento, coordinati dal pm Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci. Sei persone, tra cui due cardiochirurghi e le rispettive équipe, risultano indagate.
Secondo le prime ricostruzioni, il cuore è stato trasportato in un contenitore non adeguato, e durante il viaggio sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco – una procedura non prevista dai protocolli dei trapianti – che ha compromesso l’organo. “Una volta che ci si è resi conto del danno, non era più possibile tornare indietro”, spiegano gli investigatori.
La famiglia e il sostegno spirituale
In mezzo a tanta sofferenza, la madre Patrizia Mercolino ha trovato un momento di conforto nella preghiera insieme al cardinale Domenico Battaglia, che le ha fatto visita privatamente.
L’avvocato Francesco Petruzzi ha commentato: “Ha saputo della non operabilità da un team di medici che sono i maggiori esperti di tutta Italia. Non abbiamo motivo di contraddirli”.
Il ruolo dei medici e le dimissioni
Il professor Giuseppe Limongelli, ex direttore del follow-up del Monaldi, è stato ascoltato come teste. Pur conoscendo bene il piccolo, non era coinvolto nel processo decisionale relativo alla disponibilità dell’organo. L’esito della vicenda ha contribuito al suo malessere, sfociato nelle dimissioni. “Ho vissuto un disagio professionale e umano difficile da gestire”, ha dichiarato il medico.
Domenico rimane attualmente in vita grazie al supporto della Ecmo, un sistema che sostiene temporaneamente cuore e polmoni in insufficienza grave. Tuttavia, secondo i medici, la reversibilità della sua condizione non è più possibile.
Il ministero della Salute interviene
Il ministero della Salute ha avviato un audit completo sul caso, coinvolgendo esperti interni, dell’Agenas, dell’Iss e del Centro nazionale trapianti, coordinati da Maria Grazia Laganà. “Verranno ascoltati tutti coloro che hanno partecipato alle fasi di prelievo, trasporto e impianto, per chiarire le responsabilità e rafforzare la sicurezza dei protocolli”, hanno spiegato dal dicastero.
Il caso di Domenico non è solo una vicenda medica: è una storia di speranza, dolore e responsabilità, che scuote l’intero sistema dei trapianti pediatrici italiani e lascia una ferita profonda nella famiglia e nella comunità medica.
CiCre

