Il ministro degli Esteri russo accusa Washington di ipocrisia: dai pretesti sul regime change alle mire nascoste sullo Stretto di Hormuz
Duri attacchi da parte del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov contro la politica estera statunitense nel corso del dibattito all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Al centro del discorso, le reali motivazioni dietro alle crisi internazionali e ai tentativi di regime change, definiti dal capo della diplomazia di Mosca come mere manovre geopolitiche ed economiche.
Il caso Venezuela: petrolio e accuse di tradimento
Il primo affondo ha riguardato il Venezuela. Secondo Lavrov, le accuse rivolte a Nicolás Maduro — bollato come narcotrafficante per giustificare la necessità di un cambio di regime — avrebbero mascherato obiettivi ben diversi. “Sul Venezuela si è detto che Maduro è un narcotrafficante e che il regime deve cambiare. Ma alla fine si è scoperto che hanno semplicemente assunto il controllo congiunto, statunitense e venezuelano, dell’industria petrolifera”
Una gestione del greggio sudamericano che oggi appare subordinata alle strategie di Washington, scatenando reazioni polemiche anche all’interno dell’alleanza boliviana. Il ministro dell’Economia cubano, Joaquín Alonso Vázquez, ha infatti espresso una dura condanna, parlando esplicitamente di “tradimento” da parte dell’esecutivo guidato dalla presidente ad interim Rodríguez. Secondo Vázquez, il voltafaccia sarebbe emerso in modo lampante proprio a New York, in occasione del silenzio di Rodríguez di fronte alle dichiarazioni di Donald Trump, che aveva definito Maduro un “criminale”.
Sullo stesso fronte, Lavrov è tornato a chiedere con forza all’Assemblea Onu il rilascio immediato di Maduro e di sua moglie Cilia Flores, definiti vittime di un sequestro illegale e attualmente detenuti in un carcere di New York.
L’affondo sull’Iran e lo Stretto di Hormuz
La requisitoria russa si è poi spostata sul Medio Oriente, puntando i riflettori sulla Repubblica Islamica. Lavrov ha denunciato quella che ha definito una narrazione ipocrita durata quasi mezzo secolo: “L’Iran è stato accusato di sostenere il terrorismo per 47 anni. Eppure, durante i negoziati, gli americani hanno proposto all’Iran di controllare congiuntamente lo Stretto di Hormuz. Ne deduciamo che gli interessi nazionali degli Stati Uniti sono piuttosto egoistici.”
Per Mosca, le pressioni e i conflitti innescati tra le Americhe e il Medio Oriente celano in realtà mire espansionistiche e di controllo strategico sulle risorse energetiche globali.
Il ministro russo ha infine concluso il suo intervento denunciando come “inammissibile manifestazione di imposizione con la forza” l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, di alcuni membri della sua famiglia e di esponenti di primo piano della leadership politico-militare iraniana.
Ciro Crescentini
