Lavoratori abbandonati, sindacati fantasma: che fine ha fatto il conflitto sociale?

Riceviamo e pubblichiamo

Il concetto di “conflitto sociale”, ha avuto nel tempo diverse interpretazioni, possiamo però legittimamente ritenerlo un fenomeno di compensazione sociale.

Che ci piaccia o no, la società è divisa in classi o gruppi ed ognuno in base alla propria consistenza, al proprio peso e valore, si organizza e si struttura per la difesa dei propri interessi.

Più ampia é la disuguaglianza o la differenza tra essi, più alto è il livello del conflitto.

L’ intera storia della umanità è caratterizzata dal conflitto sociale spesso degenerato in vere e proprie guerre.

La guerra, ovviamente, punta alla sconfitta del nemico senza alcun riconoscimento per quest’ultimo, dimenticando che la vittoria sconfigge il nemico, ma non le differenze e l’intrinseca inimicizia. Il conflitto, quindi, diventa un “male necessario” per stemperare tensioni, modificare equilibri, riconoscere diritti ed esercitare la democrazia.

Negli ultimi cinquanta anni, nel nostro paese, il confronto tra le parti sociali, è stato più volte attraversato da derive filosofiche dei diversi attori.

Abbiamo vissuto gli anni bui dei servizi che attentavano in continuazione alla nostra giovane e debole democrazia; abbiamo vissuto la stagione della rivendicazione dei diritti femminili, la rivoluzione studentesca ed operaia del 68 e la deriva del terrorismo.

Spesso i toni e le contrapposizioni sono stati forti ed inconciliabili tanto da sfociare in fenomeni sociali come il terrorismo.

La maggior parte dei conflitti però si sono svolti in un ambito di garanzia che è la nostra Costituzione.

Oggi, anche questo formidabile strumento di garanzia è oggetto di continui attacchi.

I padri costituenti, quando l’hanno concepita, hanno dovuto mettere da parte rancori ed inimicizie, pregiudizi ed interessi di parte e soprattutto hanno dovuto mettere da parte i rapporti di forza perché stavano dando vita al patto di garanzia ed uguaglianza per tutti gli italiani.

Quello a cui stiamo assistendo oggi, nel nostro paese, è veramente paradossale: una compressione dei diritti costituzionali senza precedenti, una trasformazione della informazione in propaganda con conseguente cancellazione della libertà di espressione e di pensiero e ciò che forse è anche peggio, nessun intellettuale, libero pensatore, professionista del sapere o sindacato dei giornalisti

impegnato a contrastare questi abusi, questa deriva dittatoriale.

Assistiamo, sempre più inermi e passivi, alla occupazione degli spazi informativi pubblici, di pseudoscienziati asserviti al potere della industria farmaceutica e di contro, nessun organo di informazione alternativa, capace di contrapporsi a questa propaganda.

La popolazione tutta ha dovuto sopportare insulti nella vita quotidiana e lavorativa senza che venisse loro garantito continuità produttiva, anche quando l’allarme sanitario era altissimo, ricevendo in cambio insufficienti e tardivi ammortizzatori sociali.

E anche in questo caso, non abbiamo visto levate di scudi da parte dei sindacati in difesa della propria base.

Il problema è chiaramente culturale ed è per questo motivo che le ripercussioni più gravi sono riscontrabili proprio nell’istituzione scolastica e in una regressione formale e contenutistica che non ha precedenti.

La scuola si è rapidamente trasformata in luogo di competizione disumanizzante dove i giovani, in condizioni di inadeguata e finta sicurezza, vengono sollecitati ad un individualismo e isolamento asettico e disfunzionale per una sana e naturale crescita e formazione.

Purtroppo anche in questo caso, non abbiamo visto esponenti della cultura esporsi in difesa dell’unica arma di evoluzione di un popolo.

Un altro baluardo della nostra Costituzione, è l’inviolabile diritto alla salute e alla libertà di scelta.

Quello che è successo in questi mesi negli ospedali e nelle RSA, è sotto gli occhi di tutti; migliaia di morti evitabili, a causa di inadeguate diagnosi e quindi di cure inappropriate da parte di medici a cui era stato vivamente sconsigliato l’uso delle autopsie quale indagine conoscitiva. Il silenzio complice dei medici che hanno assistito a questa carneficina è semplicemente vergognoso.

Personalmente, non ho dubbi che non ci sia più spazio per il conflitto sociale e che siamo nel pieno di una guerra fuori dalla Storia, ma viene da chiedermi: chi è il nemico che si vuole neutralizzare, l’umanità?

Spero vivamente di sbagliarmi nella prospettiva, ma per ricredermi, avrei bisogno di riascoltare la voce forte del sindacato in difesa dei lavoratori, l’ardore di scrittori ed artisti mossi dall’amore per la cultura e soprattutto l’autorevolezza dei medici determinati a difendere la vita.

Ciro Silvestri

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