L’Argentina dice basta al neoliberalismo

Dopo 4 anni di un fallimentare governo conservatore, la maggioranza degli argentini ha deciso di premiare la coalizione di sinistra guidata dal tandem formato da Alberto Fernández y Cristina Kirchner

Mentre in Umbria si concretizzava l’ennesima disfatta di ciò che resta della “sinistra” italiana, con il pieno trionfo della peggiore destra della storia nostrana dopo la caduta del fascismo, in America Latina, un altro popolo, quello argentino, dava l’ennesima spallata al neoliberalismo. E non nelle piazze e per le strade, come sta facendo, in questi giorni, l’eroico popolo cileno, ma nelle urne, con il proprio voto. Uno scherzo del destino? Può essere; fatto sta che uno dei paesi con la più grande comunità italiana al mondo ha detto basta ad un governo conservatore che in 4 anni è stato capace di riportare il proprio paese quasi al defoault economico. Gli argentini e le argentine hanno detto basta alle politiche neo-liberiste del presidente Macri, che hanno favorito solo l’oligarchia finanziaria argentina, abituata a speculare con gli alti tassi d’interesse che offre il mercato cambiario, ma che hanno messo in ginocchio l’economia reale portando il livello di povertà tra la popolazione al 38%, ad un inflazione che supera il 65%, a 3 milioni e passa di disoccupati in più rispetto all’ultimo governo kirchnerista, e ad un dollaro che è arrivato a valere più d 60 pesos. Si tratta di cifre spaventose, che certificano il fallimento totale di un governo che non ha fatto altro che seguire le indicazioni del FMI: distruggere l’economia argentina e costringerla a indebitarsi con le grandi potenze economiche occidentali, prima fra tutte gli Stati Uniti. Non è la prima volta che succede: è un incubo che gli argentini avevano già vissuto nel 2001, anche in quel caso per le politiche scellerate di un governo neoliberista, ma che sicuramente speravano di non rivivere più. Ed invece nell’aprile del 2018 di nuovo il ricorso al Fondo: nuovamente l’abbraccio mortale con quello che per la gran parte degli Argentini e il “vampiro” delle economie mondiali. Ed è a partire da questa decisione che il sostegno a Macri della maggioranza degli argentini è andato progressivamente deteriorandosi: la maggioranza dei cittadin ha capito che, al di là dello slogan del suo movimento, “Cambiemos”, la ricetta economica del suo governo non differiva da quelle proposte da tutti i governi di destra (democratici e non) succedutisi nella storia argentina, ovvero: svendere letteralmente il paese, trasformarlo in una preda per le grandi economie del mondo.Non c’è da meravigliarsi, allora, se la maggioranza degli argentini e delle argentine, ieri, abbia deciso di ritornare all’“usato sicuro”. È noto ciò che in Europa si racconta sui passati governi kirchneristi e sulla loro presunta (e mai dimostrata giuridicamente!) corruzione; ma se andiamo aldilà delle favole che raccontano la gran parte dei media occidentali, resta un dato inconfutabile: quei governi non solo hanno ripagato tutti i debiti del proprio paese, ma l’hanno anche fatto crescere economicamente, ridandogli la credibilità persa dopo il defoault del 2001. È questo ciò che ci lascia il voto argentino, un messaggio per le altre forze progressiste della regione, e forse anche per quelle europee, che ne hanno molto bisogno, visto i pessimi risultati degli ultimi tempi: quando la sinistra si fa concretamente garante di giustizia sociale, non c’è destra che tenga. Cristina Kirchner, ripeto, al di là di ciò raccontano i media nostrani sulla sua presunta corruzione, quando ha governato, ha dato questo al suo popolo: giustizia sociale; ed per questo che la maggioranza dei giovani, degli studenti, dei lavoratori e dei pensionati argentini, ieri, son tornati a premiarla: questa donna, per il suo carisma, per la sua intelligenza, per la sua lungimiranza (anche la scelta vincente di Alberto Fernández è sua!), continua ad essere in Argentina l’unico baluardo contro il neoliberalismo e la speranza per i ceti più deboli.

 Antonio Sparano                               

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