Riunione infuocata nella sede della CGIL: accuse, dimissioni, appelli al congresso straordinario. L’associazione partigiana si divide tra memoria e militanza
C’erano tutte le intenzioni di “fare chiarezza”, come aveva promesso il presidente Ciro Raia, ma la riunione del Comitato Provinciale dell’ANPI Napoli, convocata nella sede della CGIL, si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia politico. Un confronto acceso, a tratti durissimo, che ha reso pubblica la crisi interna che da mesi attraversa l’associazione partigiana napoletana.
Il nodo delle dimissioni e la frattura con le sezioni
Raia, che aveva presentato le sue dimissioni mesi fa, le ha definite “un gesto politico, non un passo indietro”. Ma per molti in sala, quel gesto è stato l’innesco di uno stallo che ha paralizzato l’associazione. La riunione è iniziata tra proteste e richieste di chiarimento: Raia voleva che restassero solo i membri del Comitato e i presidenti di sezione, ma grazie all’intervento del rappresentante nazionale Calò gli iscritti sono potuti rimanere come uditori. Un dettaglio che ha subito mostrato il clima di diffidenza.
Dopo una breve introduzione, Raia ha parlato di “ingerenze” e di tentativi di costruire “un’ANPI parallela”, rivendicando la legittimità del Comitato e annunciando due deferimenti alla Commissione di Garanzia. Ma gli interventi che sono seguiti hanno dipinto un quadro completamente diverso.
“L’ANPI è ferma, serve un congresso straordinario”
Aida Di Paola ha aperto il fuoco: “L’ANPI ha perso il contatto con la città. Non partecipare al corteo del 25 aprile è stato un errore politico e simbolico gravissimo”. Ha difeso le sezioni che si sono autorganizzate e chiesto una linea più aperta e partecipata. Le ha fatto eco Vittorio Mazzone, secondo cui le dimissioni di Raia “sono state ambigue e hanno generato confusione”. Mazzone ha chiesto “un congresso straordinario per ridare voce alle sezioni e credibilità alla presidenza”. Osvaldo Barba ha accusato la dirigenza di aver gestito l’incontro romano “in modo escludente”, e ha parlato di “un’ANPI che deve tornare alla base, non chiudersi nelle stanze”. Più prudente Lanfranco Polverino, che ha difeso Raia: “Le sue dimissioni non sono mai state accettate, è ancora presidente legittimo. Basta correnti e congressi: serve unità e lavoro vero”. Raffaele Paudice ha invitato tutti alla calma: “La frattura è reale, ma non irreparabile. Bisogna ricominciare a parlarsi”.
L’ANPI “del futuro” e quella “istituzionale”
A rompere gli indugi è stata Cinzia Quattrocchi, che ha accusato la presidenza di autoreferenzialità: “L’ANPI non può vivere di memoria, deve stare nei conflitti di oggi — dalla pace ai diritti sociali. Napoli ha bisogno di un’ANPI viva”.
Sulla stessa linea Elena Capuano, che ha sollevato dubbi sulla legittimità del Comitato e ribadito che “solo un congresso può restituire trasparenza e fiducia”. Salvatore Ivone, voce storica dell’associazione, ha ricordato i tempi in cui l’ANPI di Napoli era “un laboratorio aperto ai giovani”, ma ha riconosciuto che oggi “il gruppo dirigente si è isolato”. Giovanni Notaro ha chiesto di smettere con le accuse personali: “L’antifascismo non è un tesserino. Serve rispetto reciproco”. Elena Carcaterra, presidente della sezione di Ischia, ha spiegato di non aver firmato documenti contro Raia, ma ha chiesto “una gestione più collegiale e meno difensiva”. Più diretto Mimmo Sodano, che ha difeso la presidenza: “Si sta scambiando un dissenso personale per un dibattito politico. Così si distrugge tutto”.
Tra politica e memoria
Il confronto si è poi spostato sul terreno più ampio della politica. Wanda D’Alessio ha elogiato la partecipazione ai cortei cittadini e criticato l’assenza di una presa di posizione chiara su Gaza e Ucraina: “Difendere la pace è oggi l’atto più antifascista che possiamo compiere”. Nino Daniele, presidente della sezione “Amoretti” ed ex assessore comunale, ha parlato con tono fermo: “Le dimissioni di Raia sono state un errore politico. Ma serve un’ANPI che torni nei movimenti, nei quartieri, tra la gente. Non possiamo restare chiusi nei comunicati”. Sulla stessa linea Mario Coppeto, che ha proposto una “conferenza di organizzazione” per riaprire il confronto. Leandro Limoccia ha chiuso gli interventi con una frase che ha sintetizzato lo spirito del dibattito: “Se abbiamo perso comunità è perché abbiamo messo l’io davanti al noi. Serve una nuova primavera dell’ANPI”.
Raia replica per iscritto: “Una crisi costruita ad arte”
Tra brusii e interruzioni, Raia non è riuscito a replicare in assemblea. Lo ha fatto per iscritto, con una lunga nota allegata al verbale. Nella replica ha parlato di “accuse false, costruite per destabilizzare” e ha denunciato “un gruppo che, con appoggi esterni, tenta di scalare l’associazione”. Ha difeso i risultati ottenuti negli ultimi anni — aumento degli iscritti, nuove sezioni, attività nelle scuole — e ha bollato la richiesta di congresso straordinario come “un atto politico di trasformismo”.“Non accetto – ha scritto – che si voglia piegare l’ANPI a logiche di potere estranee allo spirito della Resistenza”.
Un’associazione divisa
La riunione si è chiusa senza decisioni né votazioni. Ma la fotografia è nitida: l’ANPI Napoli è spaccata in due. Da un lato il gruppo dirigente, che rivendica la continuità e accusa le sezioni ribelli di voler “politicizzare” l’associazione; dall’altro, una rete di iscritti e presidenti che chiedono democrazia interna, partecipazione e un congresso che restituisca voce alla base. Ora la palla passa alla direzione nazionale, chiamata a decidere se accogliere la richiesta di congresso straordinario o tentare un’ultima mediazione.
Intanto a Napoli resta l’immagine di un’ANPI inquieta, divisa tra memoria e presente, tra istituzione e militanza.
Ciro Crescentini
