Imprenditori senza scrupoli aggirano il ‘Decreto Dignità”: impongono ai precari false Partite Iva

Necessari, urgenti controlli a tappeto del nucleo carabinieri dell’ispettorato e della Guardia di Finanza

A quanto pare, il decreto dignità approvato recentemente dal governo Conte per ridurre i contratti precari, già sarebbe stato aggirato dagli imprenditori senza scrupoli. Centinaia di lavoratori con contratti a termine non più rinnovabili e da trasformare a tempo indeterminato vengono convocati dai capi del personale aziendali e si sentono dire: “Sei bravo ma gli affari non girano come speravamo. Quindi non possiamo assumerti a tempo indeterminato. In compenso ti proponiamo di aprire una bella Partita Iva”.

Ricatti imposti da pseudo imprenditori per  mascherare  contratti di lavoro dipendente e  cercare espedienti per evitare di instaurare rapporti di lavoro dipendente. Dunque, lavoratori che svolgono lavori subordinati saranno costretti a trasformarsi in “piccoli imprenditori” caricandosi di costi enormi, dovendo sborsare centinaia di migliaia di euro per pagare gli enti previdenziali.

Le false Partite Iva stanno nascendo soprattutto presso gli enti privati,  laboratori medici e cliniche private, centri commerciali, nei cantieri edili impegnati nella realizzazione di opere pubbliche e private, nel settore dell’editoria.

L’obiettivo dichiarato del Decreto Dignità è quello di arginare l’exploit dei contratti precari avvenuto dopo l’entrata in vigore del Jobs Act. Con la riduzione della durata del contratto a tempo da tre a due anni, la reintroduzione delle causali a partire dal secondo anno e l’incremento del costo per l’azienda in seguito al rinnovo, l’intento del ministro Luigi Di Maio è quindi di indurre le imprese a trasformare i contratti precari in contratti stabili. E’ presto per dire se le misure previste dal Decreto Di Maio siano sufficienti allo scopo.

Sono necessari controlli a tappeto dei nuclei dei carabinieri dell’ispettorato del lavoro e dei nuclei tributari della Guardia di Finanza effettuando controlli incrociati,  reprimere gli abusi e garantire il rispetto delle normative di legge e la dignità dei lavoratori. Quando una prestazione lavorativa viene svolta, in via continuativa e senza libertà decisionale o organizzativa, nei confronti del medesimo datore di lavoro si ha un rapporto di dipendenza, a prescindere da quello che viene scritto nel contratto. Tra l’altro  mettere nero su bianco le differenze tra lavoro autonomo e lavoro subordinato è la Cassazione  con una recente sentenza: “chi – sottolinea la Corte – pur svolgendo attività con propria Partita Iva, è soggetto a un vincolo di subordinazione con l’azienda, deve essere considerato dipendente a tutti gli effetti e come tale deve essere trattato  soprattutto ai fini retributivi”.

                                                                                                                       Ciro Crescentini

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